un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman

diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente


adolescents
+ Leeches + Intellectual + Freaks @ Road to Ruins (Roma) - 15 dicembre 2007
a cura di Pompeo_TTF


Non so se per gli Adolescents si possa fare il solito discorso di critica contro la mania delle reunion che sta affliggendo uno sproposito di gruppi famosi, fatto sta che con la scusa dell'impossibiltà anagrafica non mi sono perso la possibilità di vedere i cinque californiani, ospiti di rilievo della quinta edizione del Road To Ruins. Che questo festival sia ormai un'istituzione lo si capisce facilmente all'arrivo all'Init di Roma. Non sono ancora le 11 e l'ingresso è già affollato, teste crestate e non si sprecano e all'interno l'atmosfera è già quella delle grandi occasioni, con gruppi di ragazzini già intenti a fare casino con la musica che esce dalle casse neanche ad un volume troppo alto.

Nel frattempo, mentre si ciondola in giro aspettando che si inizi a sentire un po' di musica suonata, salgono sul palco i Freaks, primo gruppo chiamato ad aprire la serata. I tre si presentano sul palco con calze di nylon bucate infilate in testa, ma a parte questa trovata la ventina di minuti a loro disposizione passa via tra una manciata di brani punkrock con venature r'n'r abbastanza canonici. Il gruppo ci sa fare con gli strumenti e dimostra di saper tenere il palco senza problemi, del resto i punk sotto il palco continuano a ballare e pogare, ma l'esibizione non è stata di quelle destinate a essere ricordate.

Nel frattempo la sala continua a riempirsi e dopo una breve pausa arriva il trio degli Intellectuals, due ragazze (batteria-voce e synth) e un ragazzo (chitarra e voce) che quando erano in due suscitavano un non tanto azzeccato paragone con i White Stripes, se non fosse per le sonorità ed un approccio al garage decisamente più rootsy e meno fighetto di tante new sensation che vanno per la maggiore al momento. So che il gruppo è apprezzatissimo da critica e da tanti ascoltatori più smaliziati di questo tipo di sonorità, fatto sta che il tempo concesso al terzetto per quanto mi riguarda passa nella noia più totale. Le canzoni nonostante la loro evidente semplicità non mi sembrano lasciare il segno, e anche se indubbiamente il gruppo è rodato sul palco il risultato finale mi lascia totalmente freddo e ansioso dell'arrivo di un gruppo che porti finalmente un po' di energia in sala.





Non so se in quei momenti ho esagerato con questa preghiera, fatto sta che mi accorgo di essere stato esaudito in pieno dopo pochi secondi dall'arrivo sul palco dei Leeches. I comaschi - che per la cronaca hanno millantato pure ad inizio concerto una presunta nazionalità svizzera - hanno tirato su nel tempo a loro concesso uno show degno di chi sta facendo da spalla ad un pezzo di storia del punk, proponendo una mezz'ora di musica al fulmicotone, suonata egregiamente e valorizzata - o devastata, scegliete voi - da un cantante bassista che ha mostrato di sapere cosa vuol dire fare spettacolo. Il pubblico ha mostrato di gradire, finalmente sono stati più che quattro gatti ad animare il pogo e il gruppo non si è risparmiato per un attimo, mostrando che oltre a canzoni dai titoli geniali come "Reign in food" ed una preoccupante ossessione per il cibo i Leeches sono molto più che quattro scalmanati guidati da un panzone con i capelli a caschetto.

L'esibizione finisce mentre penso che cercherò il gruppo per fargli i complimenti, ma a quel punto l'Init inizia ad essere strapieno, si cammina a fatica anche lontano dal palco e diventa chiaro che tutti aspettano gli Adolescents, dal ragazzino quindicenne con le borchie prese da Diesel fino ad un nutrito numero di attempati individui che sarebbero potuti essere mio padre. C'è poco tempo per guardarsi intorno, pochi minuti d'attesa e gli Adolescents sono sul palco, "No way" apre il concerto e tutto intorno è un delirio di persone che volano da tutte le parti ma anche di gente che si gode il concerto cantando a memoria i pezzi. Sul palco Tony Cadena non sembra così vecchio, anzi tiene il palco ancora egregiamente, Steve Soto sembra stare bene finchè lo si guarda dalla vita in su, ma a bilanciare l'effetto vecchiaia contribuisce un ragazzino fomentato e anche col fatto suo per quanto riguarda l'uso della chitarra, che poi scopro essere l'ennesimo membro della famiglia Agnew degli Adolescents. A pochi minuti dall'inizio del concerto finisco tra le prime file e a quel punto considerazioni su scaletta ed esecuzione diventano marginali, il gruppo regala tutto quello che il pubblico si aspetta, "Wrecking crew", "Rip it up", un'"Amoeba" che ha scatenato il panico e un generale singalong, la mia preferita "Who is who", "Creatures" e tutto il resto del repertorio che ha fatto da colonna sonora al disagio di tanti che si sono riconosciuti in questa musica dai primi anni '80.




In mezzo a tutto questo c'è tempo per sorbirsi l'incazzatura di Tony Cadena che abbandona ad un certo punto il palco per l'ennesimo sputo e quella forse più giustificata di qualcuno finito di faccia a terra dal palco per colpa di un addetto alla sicurezza sul palco un po' troppo allegro. Il rischio che si degeneri dura per poco, alla fine lo stesso Cadena cerca di distendere gli animi e il gruppo riattacca con "Kids of the black hole" che aveva appena interrotta. Peccato perché a quel punto non è più la stessa cosa, ma poco male, c'è tempo per due bis e per "I hate children" che offre gli ultimi due minuti di devastazione sotto il palco e manda a casa (quasi) tutti contenti e felici per un evento che resterà ben impresso nella memoria di molti.