
+ White Flag + Small Jackets + Ackees @ Spazio4 (Piacenza) - 9 luglio 2008
a cura di : Pietro Corvi
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PIACENZA – Ci si aspettava un evento, e così è stato. Il concerto di Adolescents e White Flag, a Spazio4, ha definitivamente battezzato il palco di via Manzoni: punk a fiumi, la storia del rock più "cazzuto" che scorre forte fuori dagli amplificatori, e sopravvive più consistente che mai nel cuore e nel sangue di centinaia di kids. Un fiume di gente, da tutta la Lombardia e dalla Romagna, ma addirittura qualcuno anche da Firenze, dalla Francia e dalla Germania e, ovviamente, tanta Piacenza, ha affollato il quartier generale estivo dei live piacentini. La grande attrazione, già lo si sapeva, sono stati gli Adolescents: per loro pogo scatenato e ininterrotto, tuffi dal palco per tutta la durata del live, applausi e urla di approvazione, mani protese e una partecipazione calorosa e vitale come in città non si vedeva da un po'. Insomma, dopo Staggers, Morlocks ma soprattutto Marky Ramone, un altro gran successo per 29100, Comune e For Sale Club. A questo giro, però, l'amico Ramone avrebbe dovuto togliersi il cappello.
Il punk l'altra sera si è espresso così come ancora oggi dovrebbe fare, nella sua essenza, nella dimensione live, che è quella che conta, come agli inizi, quando tutto il peso di un genere si coagulava nelle bolge dei concerti, la cura dei suoni non importava nulla e i tempi della fruizione casalinga del disco perfetto nell'i-Pod personale ancora non erano giunti. Non c'era traccia di fantasmi, né di forzature, solo energia punk da vendere, parecchie creste, e una cospicua rappresentanza della generazione degli "anta", che con gli Adolescents ci è cresciuta.
Due generazioni e mezza si sono ritrovate là, a sudare insieme alla seminale band guidata, come ai tempi che furono, dall'inossidabile, perfetto Tony Cadena alla voce e dal granitico Steve Soto al basso. In quell'angolo del palco, in coppia con l'altro extra-large, il chitarrista Frank, fratello di Rikk Agnew (storica sei corde dei Social Distortion), sembravano due serafici country-man, inamovibili, pasciuti e sorridenti sotto ai loro cappelloni: "Gabibbo, Gabibbo", gli gridavano da sotto. A completare l'ottima formazione, all'altra chitarra, il nipote di Agnew, ragazzino prodigio che a diciott'anni si ritrova coinvolto in un tour di tale spessore, a far la parte del principino hardcore della dinastia, e alla batteria un impeccabile, metronomico Derek O'Brien, ex Social Distortion.
Scaletta eccellente ed esecuzioni potenti e sanguigne, dai cori perfetti alle rullate meccaniche: da menzionare "Who is who", piccolo capolavoro dal ritornello irresistibile e commovente, "Wrecking crew", tra lento metal e garage a tutta velocità, e "Self destruct", manifesto tematico e stilistico del genere hardcore. Life fast, play fast, die young, e invece eccoli ancora qui in strepitosa forma. Insieme ai compagni di merende White Flag, che prima di loro hanno scaldato a dovere la platea già delirante, invitando il pubblico prima oltre le transenne, poi addirittura sul palco, mostrando cosa era, e dovrebbe essere tutt'ora il pop-punk: bassa fedeltà e melodia, semplicità e simpatia, qualche puntata velocistica, tanto rock'n'roll e una buona dose di autoironia. In scaletta, una perla, "Piangi con me" dei The Rokes, tra le poche canzoni beat italiane coverizzate all'estero. In apertura si sono messi in luce gli ottimi romagnoli Small Jackets (già spalla degli Hellacopters, da cui mutuano il loro potentissimo sound punk'n'roll) e i nostri lodigiano-piacentini The Ackees, che in un tiratissimo quarto d'ora di live hanno saputo riversare sul pubblico un punk tanto veloce e ignorante quanto energico e preciso, dando pure spettacolo sul palco e chiudendo con una splendida "Nice Boys" al fulmicotone, tributo ai Rose Tattoo.
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