un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman
diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente

Airesis
a cura di Pompeo_TTF
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    - Benvenuti su Staypunk. Per prima cosa, considerato che sul vostro sito e sulla pagina di myspace avete inserito un manifesto invece di una bio, vorrei chiedervi di come è nata la band, magari partendo dalla vicenda degli Strict-Line.
    Airesis è la naturale evoluzione di Strict-Line. Allora, venivamo da un periodo storico che aveva appena vissuto Genova e i grandi cortei contro la globalizzazione. La passione politica, insieme alla rabbia, era la cosa che sentivamo più forte e la musica rispondeva a questa esigenza. Ancora oggi lo è, ma per sopravvivere al vuoto che ha lasciato il fallimento di quell'esperienza abbiamo dovuto ricalibrare il tutto in una direzione più intima e personale. Questa nuova dimensione ci permette di trovare la forza di resistere anche quando fuori dalla sala prove quello che ti circonda è il senso di solitudine. Il manifesto sta li ad indicare il nostro percorso...perchè siamo ancora qui, serve saperlo a noi e poi serve agli altri. Il nostro non è un ascolto neutro.

    - Dal punto di vista musicale l'idea, per vostra stessa ammissione, di un album senza ritornelli è stata cercata o è nata in maniera casuale? Ha un significato preciso questa scelta?
    La scelta non è quella di un album senza ritornelli, ma è quella di non dover per forza sentirsi legati a schemi nella composizione dei pezzi. Il ritornello in un testo ci è sempre sembrato come uno spreco di versi a favore di una maggiore orecchiabilità. Di una canzone ci piace sfruttare la sua evoluzione, la sua trasformazione... Si parte da un punto per arrivare ad un altro, non per ricominciare da capo. L'utilizzo dei ritornelli impedisce questo tipo di approccio favorendo la ripetizione e la circolarità del pezzo.



    - Per quanto riguarda i testi, ma non solo, è impossibile non notare delle marcate influenze cantautorati. Come è nata l'idea di accostare due generi così distanti come l'hardcore melodico e questo tipo di tradizione italiana?
    Anche qui, non è un'idea o la nascita di un nuovo genere: volendo utilizzare l'italiano è stato naturale esprimersi così. Come tutti sanno, qualsiasi banalità, detta in inglese rispetto all'italiano, suona meglio o passa inosservata: ci siamo dovuti confrontare con questo problema. Il risultato di questo esperimento è Spettri. Poi, è ovvio, nel nostro bagagliaio ci sono Guccini e De Andrè come i Propagandhi e i Nofx, da soli non si inventa mai nulla.

    - Un'altra caratteristica spiccata degli Airesis è un forte accento sulle tematiche politiche. Come può un gruppo agire "politicamente" secondo voi, a parte mettere sotto i riflettori determinate problematiche?
    Innanzitutto dando il buon esempio, deve finire il tempo di chi predica bene e razzola male. Secondo noi agire politicamente per un gruppo significa tante piccole cose tangibili: come suonare nelle occupazioni e rinunciare al copyright, tenere bassi i prezzi dei concerti e quelli dei cd, partecipare ai cortei e portare la musica nelle periferie. E' tempo di agire concretamente, siamo quelli che contro i diluvi di parole innalzano una diga: non ci interessa girare le macine con l'acqua dei discorsi.

    - In tutto il paese la gente comune, ma non solo, cavalca l'onda dell'antipolitica. Come interpretate questo fenomeno? E' l'ennesimo esempio di come in Italia siamo tutti pronti a lamentarci per poi fregarcene del bene comune alla prima occasione o è il sintomo di un'insofferenza che ha alla base un desiderio reale di cambiamento?
    Ne parlavamo tra di noi proprio qualche sera fa. E' un processo naturale che pone le basi nella crisi della rappresentanza. Quando in una puntata di South Park i ragazzi devono eleggere una nuova mascotte per la squadra, i candidati che si presentano per essere votati sono: Panino alla Merda e Peretta Gigante. Eccola lì la spiegazione della crisi della politica e la nascita dell'insofferenza. Bisogna però capire che l'insofferenza non può essere un punto d'arrivo, ma una presa di coscienza, una base da cui ripartire.

    - Ancora parlando di politica, sappiamo che avete aderito al progetto Roma Calling. Come lo presentereste e cosa accomuna le band che ne fanno parte?
    Roma Calling non è solo politica, non è solo musica. Alla sua base c'è un collettivo di gruppi musicali romani che crede nell'autogestione e pensa che per cambiare le cose sia necessario organizzarsi. Crediamo tutti in valori quali l'antifascismo e l'anticapitalismo. Nel nostro piccolo cerchiamo di promuovere e sviluppare un modo diverso di intendere la musica: lontano dagli avvoltoi delle case discografiche, dalle agenzie di booking e da quelle di promozione. Molto più gratificante lavorare per se stessi.

    - Provenite da una città, Roma, particolarmente ricca di band punk e hardcore. A prescindere dai classici discorsi sulla scena e sulla sua vera o presunta unità, ci sono dei gruppi al di fuori di Roma Calling con i quali vi sentite particolarmente in sintonia?
    A livello romano, praticamente solo con Jet Market e Bedtime For Charlie.



    - Parliamo dei live, fronte su cui siete particolarmente attivi. Quanto è importante per voi suonare dal vivo? Avete riscontrato difficoltà nel proporre un tipo di musica che pur nella sua fisicità per lunghi tratti invita alla riflessione?
    Suonare dal vivo è fondamentale per i gruppi come il nostro. Da Roma, in cambio di una cassa di birra, siamo arrivati fino a Bolzano per fare un concerto. Abbiamo suonato ovunque dai garage, ai pub, ai centri sociali. Se hai la puzza sotto il naso e perdi quel tipo di cultura allora puoi dire addio al punk hardcore. Le difficoltà ci sono sempre: una volta a Faenza, alla fine della prima canzone, dal fondo di una sala semideserta qualcuno già urlava "Bastaaaa". Sul momento la vivi male ma poi ricordi tutto con il sorriso sulle labbra.

    - Sappiamo bene che il mercato discografico e la vendita dei dischi in genere, anche nei canali underground, è in forte crisi. Come immaginate la situazione nei prossimi anni?
    Era ora che entrasse in crisi e ne siamo proprio contenti. Finalmente il peer-to-peer sta completando il lavoro iniziato dal punk: uccidere l'industria musicale. Parliamoci chiaro, quasi nessuno può permettersi 20 euro per un pezzo di plastica che ne vale sì e no 5. Ci fanno ridere tutti quei gruppi tipo i Finley che vanno a Trl e supplicano i fan dalla tv piagnucolando cose del tipo "non scaricate il nostro album, fate morire i nostri sogni". Sono quelli come loro che distruggono la musica e i sogni che ci vivono dentro, trasformandola in un prodotto di lusso senza l'anima ma con la copertina patinata. Scaricate, scaricate, scaricate!

    - Quali sono i progetti della band nell'immediato futuro? So che avete in cantiere un nuovo album
    Più che di un album si tratterà di un mini-cd con 5 o 6 pezzi nuovi. Ancora una volta sarà diverso dal precedente ma non vogliamo svelare nulla. Con gli anni bui che ci apprestiamo a vivere a Roma (e in Italia) abbiamo bisogno di una colonna sonora che ci tenga svegli. L'unica cosa di cui dobbiamo avere veramente paura è il nostro silenzio.

    - Grazie dell'intervista, a voi la conclusione…
    Grazie mille dello spazio su stay punk e della bella intervista, ci vediamo con tutti in giro per palchi e locali per due chiacchiere, critiche, risate o qualsiasi al tra cosa. Abbandoniamo la realtà virtuale e torniamo ai concerti.