
Sono appena le 4.30 del mattino quando mi ritrovo con Gabrielone al porto per affrontare il lungo viaggio che dall’Elba ci vedrà arrivare nella ridente Milano dopo circa 7/8 ore di agonia dovuta ai residui del sabato sera. Arrivati dopo varie peripezie davanti al palasesto troviamo stranamente i cancelli chiusi e un cartello sul cancello con scritto ““Attenzione! A causa di un blocco doganale che ha ritardato il camion dell’impianto, l’inizio del concerto è posticipato alle ore 16.00 ”. Dopo circa un ora i cancelli si aprono e ci apprestiamo ad entrare il più velocemente possibile.
Una volta dentro il palazzetto non vediamo nessuna rampa per gli skate e bmx e se ciò non bastasse veniamo a sapere dai marsh mallows che sono stati tagliati fuori dalla scaletta con i nerd follia per abbreviare i tempi (il prezzo del biglietto rimane comunque lo stesso).
Dopo aver sistemato le compilation degenero nei
vari banchetti, notiamo che salgono sul palco gli Smoke or fire. La loro prestazione non è certamente da segnalare, forse a causa dei suoni non perfetti o per la poca gente e partecipazione durante l’esibizione. La loro prova dura circa mezzora, dopo di che tocca agli only crime, che vedono tra le proprie fila mebri di good riddance, converge e descendents.
Una buona prestazione la loro, seppur davanti a pochi fan.
Adesso tocca ai F.A.T.A., un gruppo che non conoscevo molto e che non avevo mai visto dal vivo.
Dopo una decina di minuti persi per la regolazione dei suoni, partono a raffica con una serie di pezzi da mani nei capelli. Potenza, melodia, grinta, ottima tenuta del palco e canzoni eseguite alla perfezione. Questi elementi dopo la prima canzone attirano l’attenzione della gente che sotto il palco comincia a scaldarsi con il classico pogo assassino. I F.A.T.A. mi hanno veramente impressionato, consiglio a tutti di andare a vederli dal vivo. Il pezzo forte del gruppo è sicuramente il batterista che suona con una potenza incredibile e canta con ottima melodia alternata a urli impressionanti.
Dopo circa 20 minuti è la volta degli italianissimi Derozer che con il loro punk rock riescono a coinvolgere benissimo il pubblico eseguendo pezzi come straniero, vento, nuova generazione, branca day, canzone ska, fedeli alla tribù etc.. ottima prestazione quella del quinto componente dei derozer, il chitarrista della storica punkrock band senza benza.
Finalmente ecco i tanto attesi strike anywhere che si ripresentano in italia e per la seconda volta al deco. Uno show molto movimentato, grande prova per il pazzo cantante thomas barnett, sempre attivo e con una voce che alterna il melodico all’urlato, riesce a coinvolgere molti presenti facendo esplodere il peggio degenero. Durante una canzone scende dal palco per andarla a cantare in mezzo al pubblico che lo accoglie come se fosse un idolo. Impeccabili ovviamente anche il resto della band americana.
Un’altra band italiana per questo Deconstruction è la Banda Bassotti che dopo più di vent’anni di attività conquista il posto come band integrante del deconstruction 2005, suonando nella tappa italiana, svizzera e tedesca del tour.
La Loro musica con le varie contaminazioni, punk, ska e Oi riesce a far ballare tutti e per tutta la durata dello show. Il gruppo romano esegue i suoi migliori pezzi come carabina 30-30 e carraio sindaco, tralasciandone altrettanti molto validi probabilmente per il poco tempo che avevano a disposizione.
Chiudono il concerto con la classica e conosciutissima bella ciao, cantata da tutti i presenti.
Adesso tocca ai Boy set fire spaccare i culi e devo dire che ci sono riusciti al 100percento.
Dopo una partenza non delle migliori, i B.S.F. danno il massimo suonando alla perfezione i migliori pezzi. Il suono è potente e la risposta del pubblico è da ammirare. Dopo circa mezz’ora di pogo sfrenato (non so se sia mezzora, perdi la cognizione del tempo mentre ti sfracelli fra la gente) un ragazzo cade, perché ignorato dallo staff, che viene pagato apposta per evitare questo tipo di incidenti e il frontman Gray interrompe la canzone per incazzarsi con queste persone, non so cosa li abbia detto perché in inglese sono meno di zero, però ho capito benissimo che la tenzione era alta e lo show finisce con questo episodio.
Ecco salire sul palco gli Strung Out, “potenti e aggressivi” più che mai. L’ avevo gia visti un paio di deco fa e il cambiamento si è fatto sentire. Eseguono i loro migliori pezzi del nuovo full lenght Exile In Oblivion e altri più datati ma efficacissimi sul pubblico delirante. Proprio mentre suonavano uno stronzo cercava di incularmi la scarpa mente ero sopra la gente.FUCK. non c’è riuscito. Comunque lo spettacolo è stato azzeccato dall’inizio alla fine. Non c’è altro da dire, complimenti agli strung out.
Dopo poco che gli strung out abbandonano il palco cominciano a prepararsi i Mad caddies e io comincio ad accusare pesantemente il tutto, gambe a puttane che mi facevano cianchetto, maglietta mezza strappata e i polmoni mi mandavano in culo a ripetizione. Sarà per questo che il loro concerto non me lo sono goduto più di tanto. La band ci ha tenuto compagnia per circa un’oretta con il personalissimo skacore ballato da tutti.
In conclusione questo deconstruction non è stato il massimo, anzi. Troppi imprevisti, scalette senza senso e sound non dei migliori in posto al chiuso come il palasesto.
Ricordo le vecchie edizioni del festival e posso garantirvi che l’affluenza è stata pochissima, niente a che vedere con le tappe di bologna nella cara arena. Le cause? Non lo so, forse per i gruppi che seppur hanno tutte le carte in regola per sfondare, sono ancora poco seguiti in italia o forse perché le stesse band erano gia state nella penisola di recente.
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