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a cura di Beatrix
23/04/06 - Transilvania live - Milano


Ore 19: 00 apertura cancelli al Transilvania. La serata si sarebbe infuocata velocemente per uno show attesissimo dell'unica data italiana dei Dropkick Murphy's. Ad anticiparlo una band del calibro dei Less then Jake e la più giovane energia dei Far From Finished. Già alle 18 e 30 una discreta fila si era formata fuori dal locale e qualcuno ha provato a tirar su un coretto nazi senza seguito: continuo a non capire il nesso visto che nel pomeriggio Al Barr ha sottolineato di essere contro Bush e la guerra e di non parlare di politica per non influenzare e basta. Ad ogni modo il sole non era ancora calato del tutto quando i Far From Finished iniziano a suonare. Gli spettatori entrano a scaglioni e i più si posizionano sulle gradinante laterali . Diciamo che molti hanno appositamente tardato per vedersi ridurre il prezzo del biglietto (in totale 20eu+prev.). Eppure già le prime file si fanno compatte e l'interesse per la band sul palco aumenta nel coglierne la giusta carica per iniziare con gusto la serata. Il loro punk rock è grintoso, non c'è che dire, e il cantante, posizionato bene il microfono sul braccino , si dimena dando davvero tutto , specie con "destination nowhere": per chi non li conoscesse consiglio vivamente l'ascolto dell'album "East side of nowhere". Con l'arrivo dei Less Then Jake quel clima disteso dell'inizio inizia a scomparire e arrivano le prime spintonate per accaparrarsi un buon posto. L'ultima volta che avevo visto i Less era con gli Ska-p (che citeranno nel corso dello show) ma l'ambiente più intimo del Transilvania ha messo in risalto il loro lato spumeggiante e scanzonato. Con un'espressività sopra ogni limite sono passati da "Gainesville Rock City" allo ska marcato di "history of a boring town". La tromba si è data da fare soprattutto all'inizio mentre con "all my friends are metalheads" Chris ha dato il sedere agli spettatori per fare più mosse possibili: per tutto il tempo tra lui e Shawn sembrava ci fosse una gara a fare le facce più assurde. Attentissimi ai fotografi continuano a riproporre da Anthem : "short fuse burning" , "escape from the A-Bombhouse e la super reggae "the science of selling yourself short"in cui il bassista si erge su tutti. Ad intervallare le canzoni sprizzi di foglietti di carta in sala e di svolazzi di carta igienica. Chris un paio di volte ha poi cercato di coinvolgere la folla a fare cerchi correndo come era successo in Germania o a salire l'uno sulle spalle del vicino (e qualcuno ha capito davvero , forse grazie alla traduzione di Sergio). "Jhonny quest" in penultima posizione per lasciare a "Look what happened" la giusta conclusione: the last one for real! Un tripudio di finta neve esce dal palco ed in orario nella tabella di marcia, verso le 22, vedremo suonare i Dropkick. Un leggero cambio di posizioni tra il pubblico con qualche faccia nuova che si getta sulle transenne, quando il locale quasi straborda di giovani e non di ogni genere: punk rockers, skin heads, tipi in kilt , punk etc..; tutti con la stessa voglia di godimento. L'attesa alza la tensione e le note di una soave Foggy Dew preannunciano il loro arrivo sul palco. "Let's go Murphys" si urla in coro fin quando si posizionano e partono alla grande con "For Boston" , nessun effetto scenografico ma tanta musica, portano infatti in scaletta ben 27 pezzi . Sing Loud , sing proud pare continuare con "the legend of Finn Maccumhail", mentre si ritorna al 1997 con "boys on the docks".


Tutti sono fomentatissimi e riescono a trasmettere quell'energia: Al Barr con la sua voce calda e potente affascina la folla mentre Marc Orrel impazza alla chitarra e la suona in tutte le posizioni possibili. "Citizen Cia" lascia dare sfogo alla loro anima più hc mentre con "Guns of Brixton"(cover dei clash) emozionano anche le anime più rudi. Tim Brennan passa dalla chitarra acustica alla fisarmonica e perfino al flauto senza dare segni di cedimento. "Black velvet band" e "you're spirits alive" sfrecciano seguite da "the warrior's code", mentre James Lynch , concentratissimo, prosegue al suo posto fino alla fine. Citerei ancora "kiss me i'm shitfaced", "workers song", "barroom hero"e la folk "captain kelly's kitchen" per dire che ormai il finale è arrivato dopo un'ora e mezza d'ininterrotta musica. Le ragazze del pubblico chiamate sul palco (una quindicina) lo dimostrano e, scatenate al massimo, si muovono a ritmo e creano scompiglio. Ma il caos maggiore si viene a creare sulla "minor threat" finale dove anche i ragazzi possono raggiungere la scena: ed ecco in molti a cercare di scavalcare le transenne per tuffarsi nel marasma mentre la band continua a suonare imperterrita! A mezzanotte tutti a casa; il Transilvania si sfolla velocemente e lascia un'espressione soddisfatta sulle facce dei presenti. Gran concerto da rifare sicuramente.