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hellonearthfest.com
a cura di Eros

13.10.2005 - Estragon - Bologna
As I Lay Dying
Heaven Shall Burn
Evergreen Terrace
Agents Of Man
End Of Days
Neaera

as i lay dying

heaven shall brun

evergreen terrace

agents of man
Dopo aver fatto il pieno di consensi nel Nord Europa (ben undici date nella sola Germania), il carrozzone dell'Hell On Earth sbarca anche in Italia destando grosso interesse tra pubblico e media. I motivi sono molteplici, un cartellone ben studiato che vedeva collocati gruppi noti insieme ad altri in cerca di consensi e l'ottimo stato di salute di un genere, il metalcore, che sembra non trovare ancora la sua fase discendente. I primi a salire sul palco dell'Estragon di Bologna sono i tedeschi Neaera, intenti a presentare al pubblico italiano il recente "The rising tide of oblivion" uscito in primavera su Metal Blade. Come su disco anche dal vivo i cinque musicisti non riescono nell'intento di coinvolgere, il loro sound (un vero e proprio tributo al metal scandinavo) non fa emergere episodi degni di nota lasciando pressoché indifferenti i molti presenti. Dopo di loro ecco la volta degli End Of Days, quintetto teutonico dedito a un metalcore dove potenza e tecnica trovano un buon compromesso. E proprio da questo connubio ecco nascere la loro esibizione, fatta di passaggi chitarristici devoti al metal più aggressivo, un cantato brutale che lascia poco spazio alla melodia e con un pit che inizia a scaldarsi in vista dei pesi massimi della serata. Verso le nove tocca agli Agents Of Man, band nata di recente e che annovera tra le sue fila Mike Couls, ex bassista degli Sworn Enemy. Anch'essi freschi autori di un debutto discografico ("Count your blessings" - Century Media), i cinque musicisti statunitensi si mostrano in perfetta forma, sfoderando grinta e gran voglia di spaccare, dote che viene espressa al meglio grazie ai molti brani dove old school e new school si trovano a confronto. Agents Of Man, un nome - che salvo novità repentine - di cui sentiremo parlare ancora in futuro. Veloce cambio palco ed è la volta degli Evegreen Terrace da Jacksonville, gruppo che sta riscuotendo un buon successo negli States e in cerca di conferme nel Vecchio Continente. La curiosità di vederli in azione era tanta viste le voci contraddittorie, chi da una parte critica il loro cambio stilistico e chi dall'altra parte li vede come una new sensation da seguire con attenzione. Personalmente dopo averli visti posso dire di essermi trovato di fronte a un gruppo validissimo sotto molti punti, dall'avere tutti gli elementi necessari per far divertire (stacchi mosh a ripetizione, velocità sostenute e frontman assatanato) alla qualità delle canzoni proposte, estrapolate da "Losing all hope is freedom", "Writers block" e dall'ultimissimo "Sincerity is an easy disguise in this business". Una mezz'ora di fuoco con violent dancing e stage diving a ripetizione a fare da cornice all'ottimo esordio italiano di questi dotatissimi Evergreen Terrace. Siamo quindi giunti al gran finale, ovvero allo scontro diretto tra due delle migliori band metalcore attualmente in circolazione: i tedeschi Heaven Shall Burn e gli americani As I Lay Dying. Gli Heaven Shall Burn pur mostrandosi freddi nell'approccio iniziale danno il via al loro mix di brutalità e devastazione sonora, mostrandosi come sempre attenti alle tematiche a loro più care (politica, rispetto di natura e animali, umanità) e destando scompiglio tra il pubblico che si devasta sulle note delle canzoni più recenti e non. Ma la cosa che colpisce maggiormente è l'estrema bravura con la quale i cinque tedeschi tengono su livelli altissimi il loro show, privo di tentennamenti e massacrante dal primo all'ultimo minuto nonostante un nuovo chitarrista nella line-up. Il lungo applauso nel finale incorona nel migliore dei modi gli Heaven Shall Burn, i quali hanno un unico difetto: vengono raramente a suonare dalle nostre parti. Dopo quattro ore di delirio collettivo non deve essere certo facile fare da headliner della serata, cosa che non sembra però preoccupare gli As I Lay Dying, ormai esperti in sede live viste le centinaia di date fatte sinora in supporto all'ottimo "Shadows are security". Se su disco i nostri sono impeccabili, dal vivo sono l'esatta fotocopia: grande prestazione vocale di Tim Lambesis, sezione ritmica devastante ad opera del bravo Jordan Mancino e chitarristi che fanno del death svedese la loro fonte d'ispirazione primaria. Che altro dire su di loro?! Che non hanno eguali (e non me ne vogliano i fan dei vari gruppi metalcore citati in questo report e non), mostrandosi tranquilli in ogni frangente e deliziando i presenti con una prestazione che si ricorderà a lungo per intensità e interazione tra pubblico e musicisti. In conclusione l'Hell On Earth 2005 è andato ben oltre ogni più rosea aspettativa, lasciando bei ricordi sia alle band che ai tanti kids presenti.

Eros