EAT THE CAT FESTIVAL: BOUNCING SOULS + STRUNG OUT + C.S.C.H. + LYMPH
5/9/2004 VILLA TACCHI, GRANTORTINO (PD)




live report a cura di [Max], foto di Lu


In questi ultimi anni il primo weekend di settembre da parte mia era sempre stato dedicato alla trasferta bolognese, per l'Independent(leggi livereport). Quest'anno invece, complice il fatto che sempre meno apprezzo i grandi festival e che il cast per lo più non mi interessasse, a soccorrermi dall'astinenza concertistica estiva è intervenuto l'Eat The Cat Rockfest, in terra padovana/vicentina. Il festival si è svolto in due giornate, la prima con Linea 77 e altre band a me ignote (Catarrhal Noise, Generation Crue, The Forty Moostachy), le seconda, quella a cui ho partecipato, con Bouncing Souls, Strung Out, C.S.C.H. e Lymph. Si arriva a Villa Tacchi (una specie di vecchia tenuta-fattoria, che di villa ha ben poco) nel tardo pomeriggio, si sentono i Bouncing che finiscono il check, ma solo verso le 18.30 si entra. Realizzato che da mangiare c'è solo kebab e che gli alcolici (birra a parte) vengono serviti solo dalle 21.30, si esce nella campagna vicentina a cercare cibo. Chilometri di nulla, poi per fortuna una pizzeria ci soccorre e possiamo così riprenderci dalla fame. Torniamo al luogo del concerto e dopo poco attacca il primo gruppo, i veneti Lymph, gruppo crossover che seguo ben poco in quanto non fa decisamente per le mie orecchie. Molto meglio invece i C.S.C.H., anch'essi veneti, che vedo e sento per la prima volta (a parte qualche canzone sparsa su compilation varie) e che mi impressionano un casino. Il sestetto (con tre chitarre!!) spara un selvaggissimo e ultra grezzo rock'n'roll, con qualche influenza hardcoreggiante (tipo in alcuni stacchi… almeno questa è stata la mia impressione) che davvero spacca!! Era da un bel po' di tempo che non vedevo un gruppo che, pur conoscendolo poco, riuscisse a prendermi in questo modo. Peraltro le poche song che conoscevo (Indifferenza, Uomo Radioattivo) vengono ottimamente proposte, così come una cover di Ace of spades dei Motorhead. Sono gli stessi C.S.C.H. ad annunciare i Bouncing Souls dopo di loro. Così si prende posizione in prima fila, essendo i Bouncing il motivo che ci ha spinti fino a qua. Mentre si sta effettuando il cambio di palco ci accorgiamo però che è la strumentazione degli Strung Out ad essere montata. Si ripiega dunque verso il bar che intanto ha aperto i battenti.
Alle 22 esatte si presentano sul palco gli Strung Out, credo tra lo stupore della gente, che di corsa si riversa sotto il palco, lasciando di colpo tutta la zona dei banchetti e del bar deserta. Inutile dire che erano quasi tutti qua per vedere loro. Pubblico in ogni caso non numerosissimo, penso ci saranno state 300/400 persone. A me non piacciono molto, già li avevo visti una volta e mi avevano lasciato indifferente. In quest'occasione mi sono sembrati meglio dell'altra, seppur li abbia seguiti da lontano e con poca attenzione. Il fatto è che l'hc melodico dal vivo proprio non mi prende. E a parte questo, degli Strung Out gli ultimi lavori davvero non riesco ad ascoltarli, preferisco di molto i primi 3 album, leggermente più punkeggianti come suono. Infatti le canzoni che riconosco sono quelle più vecchie come Solitarie, Bring Out Your Dead, Exhumation Of Virginia Madison. La gente comunque apprezza e partecipa con energia sotto il palco per tutti i tre quarti d'ora di concerto. Si arriva così al momento da me atteso, il set dei newyorkesi Bouncing Souls, una delle mie band americane preferite, che si presenta sul palco introdotta da una tastiera suonata dal solito roadie tuttofare (chi li ha visti alla Gabbia, a dicembre 2003, sa di che parlo): il pubblico intona il classico Olè!, la tastiera sfuma e si parte con Singalong Forever, uno degli anthem dell'ultimo album (Anchors Aweigh), e subito è il divertimento più totale. La gente sotto il palco non è moltissima, per cui ci si può godere il concerto alla grande. Si prosegue con le datate Say Anything, Cracked, Kid e le recenti That Song, Kids & Heroes e The Something Special, tutte da cantare una attaccata all'altra. Addirittura poi propongono Argyle, che forse mai in passato gli avevo sentito fare, e la festa continua. Loro, come al solito, ci danno dentro alla grande, sebbene il palco sia un po' troppo distante e non permetta il contatto con il pubblico, elemento questo tra i più caratterizzanti della band (infatti per tutta la giornata si sono visti Greg, Pete e soprattutto Brian, il bassista, intrattenersi e scherzare con i ragazzi). Lo show continua con Go, Punk In Vegas, le velocissime Born Free e E.C.F.Y. e Highway Kings. Si è ormai quasi alla fine e l'ultima scarica di canzoni è da brivido: Kate Is Great, Hopeless Romantic, la stupenda Gone e l'inno True Believers, bellissimo da cantare con le persone che avevo al fianco. È mezzanotte, i quattro escono di scena, ma vengono richiamati dall'Here We Go! Here We Go che si leva forte dal pubblico. C'è spazio solo per due bis strappalacrime: Night On Earth e Night Train, cantata da Brian con l'inseparabile bottiglia di Jack Daniels. A dicembre i bis erano durati quasi mezzora, questa volta ci si deve accontentare di cinquanta minuti esatti di concerto, ma va bene lo stesso, perché ancora una volta i Bouncing non hanno certamente deluso.
[Max]