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THE HIVES 22/10/04 C-SIDE (MILANO)
LIVE REPORT e fotografie       a cura di mabi www.punkstylo.tk
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Il ventidue ottobre presso il “C-side” di Milano, si
tiene l’unico appuntamento italiano (escluso l’EMA)
del tour mondiale dei The Hives organizzato in
occasione del loro ultimo lavoro “Tyrannosaur Hives”.
Primo fatto da segnalare è il prezzo del biglietto; 20
euro, anche se spesi bene sembrano un po’ troppi; in
secondo luogo lascia perplessi la scelta della
location: il C-side ha un’atmosfera carina ma non
sembra adatto ad eventi come i live, lo spazio è poco
e la gente più di quella che ci si potesse aspettare.
Purtroppo la maggior parte di essa è straniera e, ad
un certo punto, si ha la sensazione che nella sala ci
siano più californiani e olandesi, piuttosto che
milanesi. Da interpretare lasciandosi dietro qualsiasi
accezione negativa di falsi moralisti, dico solo che
non facciamo una bella figura come italiani nel campo
musicale.
Lo show inizia verso le 21 aperto da un gruppo con un
nome fatto apposta: Cdoass. Il sestetto è veramente
notevole e sorprendente, nella loro musica si
mischiano sonorità di garage-rock, brit-pop e (poca)
elettronica. Da segnalare la perizia e la bravura del
bassista, una spanna sopra il resto della band. Il
pubblico si scalda, ma viene raffreddato da un’attesa
troppo lunga tra l’esibizione di supporto e quella
principale, circa tre quarti d’ora.
Finalmente, dopo un’estenuante attesa, entrano in
scena gli Hives, scatenando subito il pubblico sulle
note di Abra-cadaver e provocando un pogo che
sinceramente mi coglie impreparato. Fantastici gli
abiti con cui si presentano sul palco: scarpe bianche,
pantaloni neri, camicia nera con fiocco bianco a
doppia punta e giacca bianca. Look uguale a quello
della copertina del CD.
L’atmosfera è coinvolgente,
con Pelle Almqvist (il cantante) che tiene un contatto
col pubblico molto diretto e spontaneo, dando
l’impressione di divertirsi parecchio. Tra le altre
cose risponde ad un insulto proveniente dalla
platea:”Fuck You”, “Fuck You too Italian Guy”.
Una prima pausa: "Milan, I love you, but we must
destroy you tonight!" dichiara infatti di amare
Milano, ma di essere costretto a distruggerla con la
potenza della musica. Il resto del gruppo non è da
meno, volano bacchette e plettri in platea anche
durante l’esibizione; grandi in particolare Nicholaus
Arson e Chris Dangerous .
Si alternano pezzi nuovi (Antidote come secondo pezzo,
Missing Link, No Pun Intended, A Little More For A
Little You, Diabolic Scheme su richiesta di un
presente) a vecchi successi, come Hate to say I told
you so (uno dei momenti più emozionanti è stata la
parte di solo basso e voce, riascoltate questa parte "
Do what I please gonna spread the disease
because I wanna/Gonna call all the shots for the
"No"s and the "Not"s
because I wanna"), Main Offender, Statecontrol, Die,
All Right!, Supply And Demand, dando però, ovviamente,
la precedenza ai brani dell’ultimo CD che include la
fantastica e trascinante Two-time to touch and broken
bones, e il singolo Walk idiot walk, dedicata (a
quanto ho letto sui giornali italiani) al grande
politico e stratega militare George W. Bush.
Il gruppo è trascinante e l’ora e mezza del concerto
scorre in fretta. Dopo la (finta) fine
dell’esibizione, la band torna a scaglioni sul palco;
il primo è il batterista che, sigaretta in bocca e
bacchette alla mano, incita il pubblico a farsi
sentire maggiormente; ricomincia così in un delirio
totale lo show, con le ultime tre canzoni in scaletta:
B IS for Brutus, Dead Quote Olympics e A.k.a.
I.d.i.o.t. (vedi Barely Legal, primo cd).
Alla fine della serata, appostato fuori del locale (eh
sì, il Davide voleva pure l'intervista... :-),
riusciamo ad entrare in contatto con alcuni elementi
del gruppo, da segnalare la loro grande disponibilità
e, finalmente, una security dotata almeno parzialmente
di un cervello funzionante e di un po’ di buonsenso,
concedendoci di entrare nel backstage (se così si può
chiamare, ricordo che questo gruppo ha suonato al
Reading davanti a ca. 20.000 persone... Se passate dal
locale, date uno sguardo all'entrata per gli
artisti...) per alcune foto e autografi.
Trovo il bassista, intento a asciugrasi i capelli, e
dopo i complimenti:
"Leggo che suonerete agli EMA a Roma, vero?"
"Sì"
"Sai che i biglietti sono finiti in tre ore?... Li
hanno comprati tutti per vedere gli Hives!"
"(ride) Assolutamente no, non credo proprio, ci sono
altri artisti che sono il bersaglio maggiore dei
fan. Comunque apprezzo il fatto di una così
massiccia affluenza"
"Di certo saprai che in queste situazioni di diciamo
sold-out c'è sempre gente che se ne approfitta...
Vendendo i biglietti a un prezzo triplicato..."
"In effetti..."
"Conosco molta gente che ci andrebbe volentieri, gl'ho
promesso che vi avrei chiesto dei pass o qualcosa di
simile..."
"Mi fa piacere questo entusiasmo, ma... Sai fosse
stato per stasera, vi avrei fatto entrare tutti, ma
quando c'è di mezzo Mtv non riusciamo a portare
persino le nostre mogli... (ride)"
(rido) e mentre evito accuratamente le solite domande,
di certo saranno stanchi di rispondere "E' bellissimo"
a "Com'è suonare in Italia?" o altre simili, si fa
vivo il chitarrista, un sorriso e una salvietta al
collo, si parla dell'orrenda entrata che vi dicevo
poche righe sopra e dell'orrendo backstage,
confrontandolo con altri locali dove hanno suonato
prima.
In conclusione un giudizio complessivo sui The Hives.
Sono fantastici, il suono prodotto dal vivo e quasi
identico a quello da loro offerto nei cd e, secondo
chi scrive, hanno un grande pregio: è difficile
collocare la band in un genere musicale specifico,
infatti ho raccolto molti pareri, tutti diversi uno
dall’altro, sia su internet che durante il concerto.
Chi li definisce punk, garage-punk, rock ‘n’ roll…
Personalmente non mi piace incastonare per forza un
gruppo in una corrente musicale precisa, quindi il mio
consiglio e di ascoltarli e basta perché ne vale
veramente la pena.
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