[home] * [recensioni] * [interviste] * [live report]

[mp3] * [(f)art punk] * [contest] * [contatti]

[distro/fanzine] * [articoli] * [myspace]


live report a cura di [Luca]

scarica le foto della prima giornata
(17 foto - 730 KB - by )


Arrivo all'Idroscalo per le 12:30, si fa la coda e si salutano amici e conoscenti che si ritrovano tutti a questo evento d'immenso calibro come non se ne vedevano da anni. Intanto i cancelli, che dovrebbero essere stati aperti dalle 12, alle 13 sono ancora chiusi e la calca si fa pressante, intanto da fuori si sentono le prime note, si pensa che sia l'ultimo soundcheck oppure al primo gruppo sul rocksound stage, quando invece lentamente riusciti ad entrare per le 13:40 si realizza che sono gli Israeliani,ormai trapiantati negli USA sotto Kung-fu records, Useless ID così si corre verso il palco principale per riuscire a godersi almeno qualche canzone del loro set, riesco ad assistere alle ultime quattro: "turn up the stereo", "Suffer for the fame" (spero di non sbagliarmi), "dying love" che viene dedicata agli ormai amici e compagni di tour NO Use For A Name, dopo questa canzone arriva un tizio a dirgli che hanno finito, gli Useless chiedono se c'è tempo per l'ultima, ma l'autorizzazione viene negata, così Yotam (voce e basso) fa segno a Matt (basso dei no use) di salire sul palco, Matt prende il basso di Yotam e ci deliziano con l'ultima canzone, presente anche su Rock Against Bush vol.2 nonchè unica canzone politica, e più hardcoreggiante, dell'album, "State of fear" probabilmente anche la migliore del loro ultimo cd uscito di recente "Redemption". La loro scaletta era composta principalmente dalle canzoni dell'ultimo cd "Pink stars and magazines", "Deny it", "It's alright" fatta eccezione per "Bring me down" del precedente album e da qualcun'altra. Dopo la loro esibizione si rimane un po' con l'amaro in bocca, non per la loro prestazione che risulta più che buona, ma per l'anticipazione di una buona mezz'ora del loro show e dal tempo che gli è stato tagliato, infatti molte persone se li sono persi, avrebbero sicuramente meritato una posizione nel più tardo pomeriggio. Dopo gli Useless si prende tempo per farsi un giro nell'area del concerto, perdendomi così Voicst e Super Elastic Bubble Plastic; l'area circostante è ben attrezzata ricca di stands, guardaroba, posti per mangiare, una half-pipe un po' più piccola del normale e un'area street per lo skate. Una delle note positive del festival è il fatto di non aver fatto aprire gli zaini all'entrata con conseguente ritiro di tappi e ritardo nell'entrare, nota negativa invece a mio avviso il merchandise delle band che non mi esalta e troppe magliette e cappellini del festival, tra l'altro pure bruttini. Nel mio giro per l'area incontro Ishay (chitarra e cori) degli Useless ID, scambio quatro chiacchere con lui dicendo di essere dispiaciuto della loro anticipazione nella scaletta, lui invece sembra non essersela tanto presa anzi dice di essere contento della prestazione e della reazione dei kids, e dice che un po' in tutto il tour Europeo che hanno fatto (questa è la loro ultima data) la situazione è stata peggio. Inizio a dirigermi verso il palco grande dove i Super Elastic B.P. stanno per finire e lasceranno spazio ai No Use For A Name.

Questa sarà la quarta volta che li vedo, avendoli visti anche tra l'altro una settimana prima in svizzera in tour da headliner, e non ne sono per niente sazio visto che so come suonano dal vivo. Questo è il primo gruppo "importante" della giornata e lo si capisce dall'attesa dei presenti e dallo spazio per respirare che viene piano piano ridotto, dopo il breve cambio palco (15 minuti) ecco salire sul palco Rory, Dave, Matt e Tony, col suo nuovo look che ha fatto storcere il naso a qualche ignorante, vedendoli diretti sempre più verso l'emo. I No Use sono freschi del nuovo album Keep Them Confused ovviamente ancora sotto Fat Wreck, che come ormai si era capito dai tempi di More Betterness, ha quel sound più pop che magari i fan di Leche con Carne, Making Friends e Don't miss the Train non apprezzeranno appieno; è probabilmente questo il motivo maggiore per cui qualcuno guarderà la loro performance con un occhio più critico. Quelli che li credevano ormai diretti verso la "mosceria" e noiosità si devono però subito smentire con l'apertura affidata ad "invicible", uno dei pezzi più apprezzati da molto tempo ormai, poi il singolo che aveva presentato Hard rock bottom: "dumb reminders", si torna ancora al passato con "On the Outside", del nuovo album suonano "for fiona", "part two", "black box" e "bullets", i pezzi come "for fiona" che su cd sono molto più melodici, dal vivo riescono a trasmettere quella potenza che era tipica dei Nufan degli anni passati, e questo è un gran bene. Gli anni sembrano non averli intaccati dal punto di vista delle loro esibizioni, anzi sembrano anche più energici che in altre occasioni, in particolare Matt (basso e cori) che non sta fermo un attimo, tra gli altri pezzi proposti ci sono: "not your savior", "international you day", "room 19" e "soulmate"; la chiusura viene affidata a un altro vecchio pezzo "justified black eye" con Tony che lascia la chitarra a Yotam (useless id) e si esibisce solo nel cantato, e la partecipazione di Guy (U. ID) ai cori, la loro esibizione finisce qui tra il consenso dei presenti. Trainati dall’energia di una Juliette Lewis dai lunghi capelli biondi e una maglietta nera che lasciava poco all’immaginazione, lo show dei “Juliette and the Licks” è stato una piacevole rivelazione davvero competitiva se confrontata con le altre band del Rock in Idro, lei vestita con pantaloni giallo canarino attillati e un elmo da vichingo con le corna e il resto della band con pantaloni neri e camicia rossa. La partecipazione del pubblico è aumentata in proporzione allo stupore nell’ammirare un ottimo binomio tra musica e modo di trasmetterla. Onorando il re del rock Iggy Pop e citandolo, la forza di Juliette, prendendo proprio sue parole, è voler esprimere un “antidoto contro l’apatia e la paura” infuocando le orecchie degli spettatori con una "you’re speaking my language" e una "comin’around" (tratti da ”like a bolt of lightining") e gli occhi dei ragazzi più perplessi tramite una show girl quasi acrobatica! Scordatevi insomma l’attrice acqua e sapone e beccatevi una cantante rivelazione davvero con le palle! Sfortunamente mi tocca perdermi l'esibizione dei Turbonegro, dovuto all'intervista ai No Use, così cedo la parola al mio socio Andrea: diciamolo pure, la maggior parte dei ragazzi accorsi alla prima giornata del rock in idro non erano certo lì per loro (fortunatamente non è il caso di tutti però, visto che una buona fetta dei presenti conosce da tempo la band scandinava). A livello visivo il loro è probabilmente stato il miglior live set della manifestazione, con cannoni caricati a banconote e lustrini e una cascata di “palloncini turbonegro” , certo, è poco, ma se non altro qualcosa in piu degli altri hanno offerto. Ottimo punk-hard rock-rock n’ roll, una buona presenza scenica aiutata anche dal loro modo ambiguo di presentarsi sul palco e testi provocatori. Questi sono i Turbonegro, scusate se non elenco i pezzi che hanno suonato ma prima di ora non ero uno tra i loro conoscitori, avendoli sentiti solo di nome e qualche pezzo su compilation o sampler. Una curiosità: i Turbonegro sono tornati nella città che nel ’98 vide il loro scioglimento. Nella data milanese del tour europeo di allora infatti a seguito di un collasso del cantante Hank Von Helvete , i Turbonegro si sciolsero.

Subito dopo l’esibizione dei norvegesi è toccato ai Pennywise che hanno sostituito i Transplants in seguito all'annullamento del loro tour europeo. E' sempre un piacere vedere questa band dal vivo, che nonostante gli anni non ha mai cambiato il loro modo di rapportarsi col pubblico e di scrivere musica (e ciò per qualcuno può essere un difetto). Va subito detto che il volume della chitarra di Fletcher era probabilmente un po' troppo basso il che ha influito negativamente sul sound generale. Nonostante tutto, dal vivo la band di Hermosa Beach ha un impatto sonoro potente e le canzoni sono suonate con una velocità (e precisione) che anche molti gruppi hardcore attuali si sognano. Si parte con "Fight 'till you die" (spero di non sbagliare) passando per "Fuck authority", "same old story", "my own country", "something to change" (dal loro precedente From the Ashes), pezzi tratti dal nuovo lavoro: The Fuse e anche la richiestissima "Pennywise". Data anche l'ubriachezza del cantante ogni canzone è seguita da un rutto e da un "oh Jesus...". Jim per l'occasione indossa una maglietta del CBGB's, da qualche giorno chiuso definitivamente, e regalano un tributo al famoso locale e alla storia del punk-rock con la loro versione più accellerata di Blitzkrieg bop, la penultima canzone del loro set è "Alien" da Straight ahead. La chiusura, come tradizione vuole è lasciata a Bro hymn (canzone stupenda, da pelle d'oca), dedicata al defunto bassista Jason Matthew Thirsk, il cui coro viene cantato dal pubblico sin dalle prime battute del live (“not yet” era la risposta della band). Lindberg (con immancabili cappellino e occhiali da sole) tiene bene il palco e anche dopo tanti anni la voce non presenta segni di cedimento. Onestamente bisogna dire che da loro ci si poteva aspettare qualcosina di piu ma in fondo non essendo headliner hanno, per forza di cose, dovuto sacrificare (soprattutto per motivi di tempo) qualcosa nel sound e lasciare fuori dalla scaletta classici come stand by me o perfect people. Dopo qualche minuto dalla fine dell'esibizione dei Pennywise mi dirigo verso il Rock Sound stage dove sul palco sono presenti i romani Vanilla Sky, non essendo un'amante della loro musica, resto lì solo qualche istante in qui i quattro suonano un loro singolo "Distance" e poi continuo a girovagare per il posto, tra l'altro sul lato del palco durante l'esibizione dei V.S. era presente un loro compaesano nonchè il cantante dei To Kill. Arriva il turno degli Hives, con cui me la prendo comoda non essendo tra i gruppi che mi fanno impazzire, il loro show è comunque qualcosa di davvero piacevole, anche per chi come me non ne va pazzo, come al solito indossano camicia e pantaloni neri e giacchette bianche, elegantissimi!! Il cantante è il più agitato sul palco, mentre gli altri sono più fermi sul posto ma anche loro fanno la loro scena specialmente negli stacchi in cui la band si ferma insieme, e resta immobile per poi ripartire dopo qualche secondo, cosa che ormai è diventata abitudine nei loro show. Dopo più o meno un'ora passando tra canzoni più o meno conosciute "well well well", "here we go again", "walk idiot walk" e anche "two timing touch and broken bones", finisce anche il tempo per gli Hives che vengono sicuramente apprezzati dalla maggior parte. Si arriva all'ultimo gruppo della giornata, gli Offspring, probabilmente anche il più atteso da molti ragazzini, qui bisogna aspettare più tempo per vedere la band salire sul palco, complice un più curato soundcheck e un atteggiamento più da rock star causato dalla fama acquisita negli ultimi anni. Appena salgono sul palco una delle cose che si notano per prime sono i led rossi sul basso di Greg K che si vedono nel buio del palco, l'inizio è all'insegna dei vecchi pezzi con "Bad habit" seguita subito da "All i want", non sono mai stato un fan degli Offspring ma mi accingo a guardare il loro live con le migliori condizioni, perchè si sa, dal vivo alcune band rendono di più e possono piacere di più che su disco. Questo però non è il loro caso, non riescono a prendermi, le canzoni vengono eseguite senza infamia e senza lode, Dexter dopo le canzoni non si degna nemmeno di ringraziare o di dire una parola, forse uno dei gruppi peggiori che ho visto dal vivo. La scaletta comprende alcuni pezzi come: "have yuo ever", "want you bad", "the kids aren't alright", "smash", "pretty fly", "why don't you get a job" e "self esteem" tra le tante, come ho già detto il loro è il concerto che mi è piaciuto di meno della giornata e quindi ho lasciato il posto prima che finissero di suonare, anche per non rimanere imbottigliato all'uscita. Il premio per i personaggi più disponibile della giornata vanno a Matt (Nufan) e Ishay (useless id) che si potevano incontrare in giro e con cui intrattenersi a parlare tranquillamente.

a cura di Luca, thanx to Andrea e Bea