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EASTPAK RESISTANCE TOUR 2004
SICK OF IT ALL + 7 SECONDS + THE BONES + UNEARTH + WALLS OF JERICHO + NO TURNING BACK
08-11-2004, LA GABBIA, BASSANO DEL GRAPPA (VI)




live report a cura di [Max] E [Jo], foto di Max


Per la prima volta ho modo di partecipare all'Eastpak Resistance Tour, il festival hc itinerante che da qualche anno propone on stage le migliori realtà della scena. La trasferta fino in Veneto passa tranquillamente, così come il pomeriggio in quel di Vicenza (grazie ancora a Mendez in versione "guida turistica"). Verso le 18 arrivo alla Gabbia e, fortunatamente, le poche persone che sono già radunate davanti all'entrata, sono facce amiche con cui si fanno 4 chiacchere al freddo e al gelo prima di entrare. Sul palco i primi ad attaccare sono i No Turning Back, giovane band olandese di sano e potente hc. A dire il vero li seguo poco, in quanto ero in attesa di intervistare Pete Koller dei SOIA (prossimamente su queste pagine). La suddetta intervista mi fa quasi perdere i Walls of Jericho, di cui riesco a vedere solo la parte finale dello show. Il gruppo si fa notare soprattutto per la presenza dietro al microfono di una tipa che sbraita e grida a più non posso e che sfodera una grinta davvero invidiabile. Sotto il palco si scatena il primo pogo, attizzato dalla potenza e dalla furia hc della band. Non li conoscevo per nulla e non mi sono affatto dispiaciuti, anzi, soprattutto le ultime due canzoni mi hanno davvero impressionato. Subito dopo arrivano i friends ritardatari, lascio così la parola a Jo. [Max]

A causa di un incidente sull'A4 in prossimità dello svincolo per Bergamo arrivo alla Gabbia con almeno 1 ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia perdendomi sia l'intervista al mitico Pete che i primi due gruppi in scaletta. E i Walls of Jericho ci tenevo una cifra a vederli dal vivo! Pazienza… Il tempo di pagare il biglietto e gli Unearth attaccano con la loro "The great dividers" secondo me il miglior pezzo del nuovissimo e ottimo album "The oncoming storm" fuori nientemeno che per Metalblade Records. Che dire… metalcore ultrapeso, per l'occasione molto metal e poco core con tanto di doppio pedale a mille e assolini di chitarra degni di un vero metallaro! Una presenza scenica invidiabile. E tra il pubblico i cultori del mosh si cimentano in circle pit e svariate figure degne di veri kick-boxer… Jean Claude Van Damme would be proud. [Jo]

Dopo di loro si cambia totalmente genere coi The Bones, quartetto svedese di sano, grezzo, selvaggio e furioso punk'n'roll. Li inseguivo da anni, e in effetti ero qua all'Eastpak soprattutto per loro: visti nel 2000 al Leonka, da allora avevo perso le loro tracce, non riuscendo nemmeno a trovare in giro i dischi. Quest'anno è uscito il loro quarto lavoro "Straight flush ghetto" (che finalmente posseggo!), da cui estraggono pezzi grandiosi come "Do you wanna…" e "Until i die". Mezzoretta ai 100 all'ora, senza mai calare il tiro, con i tre frontman che si alternano alla voce (ma il migliore è Beef Bonanza, ingellatissimo chitarrista dagli occhialoni scuri alla Chips), rendendo le canzoni molto varie e sempre apprezzabili. Inutile che vi dica che mi sono piaciuti un casino, look compreso. [Max]

Siamo agli sgoccioli e attaccano i 7 Seconds, un nome, una leggenda. Se l'hardcore nel 2004 esiste deve ringraziare band come loro che oltre 2 decenni fa hanno dato vita ad uno stile unico. I 4 nonostante l'età non più tenera hanno più grinta e spirito di un ragazzino, mi si accappona la pelle sulle note di inni sacri come "Not just boys fun" o "Young till die". Emozionante anche "If the kids are united" degli Sham 69 rifatta in versione hardcore. Inutile dire la risposta del pubblico, un groviglio umano con tanto di stage diving e sing a long. Sinceri, positivi… unici. Eccoci al piatto forte della serata: i Sick of it All, the kings of NYHC. Show impeccabile, una carica devastante, è la terza volta che li vedo dal vivo e ogni volta mi impressionano sempre di più per convinzione, attitudine, presenza scenica… tutto!!! I 4 colossi dell'hardcore mondiale ci regalano perle tratte da tutti i loro dischi: le vecchie "My life", "Injustice system" e "Just look around", "Step Down" "Scratch the surface" con il solito giochetto del pubblico, l'anthemica "Us Vs them" dai mitici cori, "Busted", "Let go", "Call to arms", "Sanctuary", "Blown away", "America", "District", "Disco sucks", "Straigth ahead" tributo allo storico gruppo omonimo in cui militavano Armand e Craig, fino a "Relentless", "All my blessings", "For now" (stupenda…) dell'ultimo full length intitolato "Life on the ropes". Davvero un bel concerto. E così si conclude la terza edizione del Resistance tour: tempo di ripigliarsi un attimo, di fare gli ultimi saluti (sempre bello trovare facce conosciute dopo tanti chilometri di macchina) e via, che casa è lontano e bisogna guidare tutta la notte… [Jo]