un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman

diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente

lou reed & patti smith
a cura di Fuoridalkoma

8 luglio 2007 : Patti Smith @ Cagliari, Anfiteatro romano

Il concerto di Patti Smith, dopo esser stato fortemente in dubbio si è fatto a Cagliari. Sì, perché per chi non lo sapesse, in origine si sarebbe dovuto tenere nella sughereta di Tortolì in Ogliastra, in mezzo al verde. Un conflitto tra guardia forestale e giunta comunale intorno al cemento naturale di resina che avrebbe dovuto formare il fondo della platea è imperversato sui giornali sardi e sui tribunali, cosa più importante, per 2 settimane a lavori quasi conclusi. Alla fine, parco messo sotto sequestro, e organizzatori del Rocce Rosse incazzati neri, quasi decisi a non replicare più il festival. Speriamo ci ripensino.

Il pubblico non è folto; in una settimana dallo spostamento all'ex capitale del Regnum Sardiniae, i miracoli non si sono potuti fare. Sono in ogni modo qualcosa in più di un migliaio e credo possa bastare. Dopo un'oretta d'attesa, si presenta di fronte a noi miss CGCB's. Di una bellezza sacerdotale, i lunghi capelli bianchi le nascondono il viso, e come da una foresta di querce, puoi sentire il ruglio possente di un orso femmina, mentre difende i suoi cuccioli, così stasera la voce di Patti Smith domina l'anfiteatro romano di Cagliari. La sua t-shirt porta la scritta Peace e la sua mano una pennarelata a forma di Love. Capello e giacca dureranno ben poco. Rimarranno solo maglietta, ciondoli, jeans e stivali neri in bella vista sopra gli ampli. Accompagnata da una band minimale, da vero e proprio concerto rock, chitarra piano batteria, c'è da segnalare al basso il figlio Jackson, barbuto e ottimo strumentista. Tanti anni sono passati da quel lontano seventysix, che vide alla luce "Horses", ormai un po' impolverato ma sempre presente in ogni collezione rock che si rispetti, e tante rughe hanno scolpito il volto, suo e di quella generazione. Ma la vecchietta ha sette vite, e ha deciso, nel 2007, quando ormai potrebbe accudire i nipoti (sopportate il mio maschilismo di maniera), di ripresentarsi di fronte al pubblico con "Twelve", album di covers pregevoli e di gran nome. L'esordio sul palco è ottimo, ha una gran voglia, un fuoco ancora vivo dentro sé. Cerca in ogni momento l'afflato del pubblico,e smuove gli ascoltatori cagliaritani. Platea sicuramente particolare, composta da qualche punk con la cresta, quarantenni con figli appresso, 16 enni no-global accompagnati da genitori un po' scocciati e qualche 50enne rienergizzato non si sa come. La setlist vede un'equa distribuzione tra i pezzi storici e l'ultimo album. Privilege (set me free) è la prima canzone che ricordo. Sento ancora la litania infinita, la voce oscura e penetrante. Sin dal primo verso, Patti si rivela per quello che è, figlia della beat generation, strano legame tra gli anni '60 e il '77, che ne sarebbe stato soprattutto negazione. Poetessa free jazz più che cantante. Interprete più che autrice. E lo si vede anche stasera. Are you experienced? di Jimi Hendrix la vede persino al clarinetto. Gimme Shelter dei Rolling Stones fa alzare in piedi e spinge alle transenne il pubblico sardo, spinto dalla magnetica energia. Ma non ci si ferma qui. E' con Blitzkrieg Bop che ci si esalta, e Patti si avvicina al pubblico, cercandone le mani e le voci. Ma il filo che la lega alla serata isolana viene esplicato con una poesia dedicata alla Sardegna. Versi che parlano di fuoco, di nomadi, dei massi dei nuraghe, di civiltà passate ma mai morte, della lotta infinita tra l'uomo e la natura. E la band attacca con Perfect day di Lou Reed, che solo una settimana dopo farà suo l'anfiteatro. Si torna in terra con Because the night, urlata a squarciagola, con Smells like teen Spirits dei Nirvana, trasformata in un mantra. Gloria di Van Morrison è un altro cavallo di battaglia che illumina la notte. Ma non si finisce qui. Patti esce e rientra sfoderando naturalmente People have the power. Sulle note finali di Rock'n'roll Nigger Patti spaccherà ad una ad una le corde della chitarra, ferendosi la mano, per l'ennesima volta. E sì perché Patti è ancora sul palco ed è più rock che mai.



14 luglio 2007 : Lou Reed @ Cagliari, Anfiteatro romano

Berlin. Finalmente Live dopo 34 anni. Lou Reed c'è riuscito. E'sopravissuto a sé stesso, ai discografici che non hanno mai capito un cazzo, al pubblico imbalsamato e ignorante, è sopravissuto a molti dei suoi compagni di viaggio, alle droghe naturalmente, e alla sua arte, troppo onnicomprensiva per lasciargli un po' di vita. All'improvviso la notte calda e appiccicosa è fulminata dal lento passeggiare di Lou e dall'entrata di un nugolo di artisti sul palco. Dieci voci bianche della New London Children's Choir, otto tra archi e fiati (trombe e sax), il chitarrista originale di "Berlin" Steve Hunter (ha rischiato di bruciare la chitarra all'ennesimo assolo), Fernando Saunders al basso e voce (stupendamente soul-funky ) e a quella che mi è sembrata una viola elettrica, Rob Wasserman ad un contrabbasso fenomenale, la bellissima voce della cantante Sharon Jones, l'imperioso Tony Smith alla batteria, il tastierista Rupert Christie. Spettacolo nello spettacolo sarà vedere Lou dirigere i 20 elementi con il solo muovere della chitarra o con le espressioni facciali. L'anfiteatro romano di Cagliari è il luogo ideale per accogliere il capolavoro, la maestosità ne esalta i suoni, la perfetta acustica ci fa godere ad ogni nota, e la voce baritonale di Lou è una martellata passo dopo passo. Ripercorrere la storia di Berlin non ha senso (e qui comunque trovate una bella recensione http://www.ondarock.it/pietremiliari/reed_berlin.htm ), bisogna ascoltarlo, ed uscirne in stadio estatico. A pari merito con il pop di Transformer, è l'album della vita di Reed. Dentro c'è lui, e scriverlo dev'essere stata una sofferenza indicibile. Pensavo come proporre e riproporre in un disco, di fronte a tutti, il proprio Fallimento come Uomo (e il maiuscolo non è casuale) possa essere duro. Bisogna essere forgiati nella roccia per non soccomberne al peso. Per fortuna ci sono i geni, che al posto nostro esplorano gli ambiti più nefasti della nostra umanità. E Lou nel suo ambito, lo è. Assolutamente. Ma torniamo alle stelle e al tufo dell'anfiteatro. Berlin viene rispettosamente riproposto nell'ordine cronologico originale, e sullo sfondo che ricalca la copertina dell'album, vengono proiettati videoclips narranti la tragica vicenda di Caroline, di suo marito e dei suoi figli. Ogni pezzo viene ripreso, trasformato, capovolto. Man of a good fortune quasi irriconoscibile, è sempre suprema. Oltre all'esecuzione prevista dei pezzi, le improvvisazioni si sommano alle improvvisazioni. Il chitarrista viene sfidato più volte dall'ex Velvet Underground, che ci improvvisa sopra, con la batteria che regge a colpi secchi tutta la struttura. Ma avviene lo stesso per Saunders e per i fiati. E' pura delizia. Il pubblico più volte zittisce il malcapitato che osa parlare con dei tremendi shhhhhhhh. L'attacco di Caroline Says II è da brivido. La voce di Lou è la mia preferita. E qui non c'è discussione. The Kids e il pianto dei figli che urlano alla madre, esangue e suicida, continuano a portar via una lacrima, anche al mio cuore di pietra - "I'm just a tired man, no words to say". Sad Song chiude la caverna della nostra tristezza con un masso invalicabile. Lou rientrerà con delle nuove versioni di Sweet Jane, di Satellite of Love, e del must di Walk in the Wild Side. A questo punto il pubblico ormai in piedi canterà a squarciagola. E forse stiamo parlando già di un'altra cosa. Di un altro show. Di un altro impenetrabile Lou. E domani chissà rivedremo Reed sul palco solo con una chitarra. Il mio sogno da una vita. Voce e chitarra. Ma sarà domani. Oggi non mi son trovato di fronte ad un concerto rock. Oggi. Berlin è un'opera. Un'opera lirica. Persino un po' barocca. Lou sfida La traviata di Giuseppe Verdi. E con lui gli Who di Tommy. Tutto sommato è una sfida senza sconfitti.Unico vincitore il pubblico che si spella le mani con gli applausi. Ed io che tornando a casa risento nelle orecchie tutto Berlin, senza avere nessun lettore con me.

P.s. Per chi se l'è perso, e pure per gli altri, Lou, prima di lasciare il palco, ha annunciato un "To be continued" ed è già prevista a fine agosto la presentazione di un DVD, da possedere avidamente.