un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman

diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente


a cura di
  • Hugo Bandannas (idea+prefazione+domande originali)
  • Staypunk (domande 4-5-10-11-12-13)



  • www.Lamette.it
  • simonelucciola.splinder.com

    INTERVISTA CON SIMONE LUCCIOLA:
    "Un sogno ricorrente? Orge con molluschi e invertebrati di fronte a un poster di Elvis Presley"


    Simone Lucciola è uno che le interviste se le sa fare meglio di chiunque altro, della serie: mi faccio una domanda e già che ci sono mi do pure una risposta. Basterà farsi un giro sul suo personal blog http://simonelucciola.splinder.com per apprezzare l'estetica delle sue proverbiali auto-interviste che tra sarcasmo, ironia, demenza alcoolica e distillato esistenzialismo loser, ci restituiscono il poverello, alter ego sgangherato di Simone, nella sua ineffabilità di cane sciolto. Perché il nostro è stato ed è tuttora frontman di seminali punk proto-formazioni che hanno infuocato la costa tirrenica a sud della Capitale, quali gli ormai coverizzatissimi "Gioventù Bruciata" , schitarrate al limite tra punk 77 ed hardcore con testi corrosivi e degenerati, ed ora gli iperattivi Blood '77, sound street core tra gli Heartbreakers e i Social Distortion, oltre ad essere il creatore-curatore della fanzine alternativa "Lamette" (www.lamette.it), punto di riferimento culturale per i punk rocker italici e non solo, nonché fumettista già affermato e affrancatosi con uno stile personale e trasversale che con irriverenza setaccia e prende ispirazione dai classici Marvel, da Pazienza e soprattutto dalla strada, da affichès attaccati sui muri rovinati di qualche centro sociale di provincia, come la sua provincia lesionata da ore di noia e di giri a vuoto, Formia, e tutto il boulevard pontino che lo incastra, ma al tempo stesso lo euforizza per le sue scorribande artistiche e meno artistiche. Simone Lucciola è anche poeta, ha al suo attivo un libro autoprodotto nel 2001 dall'eloquente titolo Poesie, condiviso con il conterraneo Massimiliano Condreas, ma la sua poetica minimalista e a tratti lucidamente ed amaramente ermetica in cui lambisce le sponde del Pavese già concettualmente suicidato, si estende oltre le pagine del libro e va oltre in territori inesplorati che vedranno il nostro ancora indiscusso protagonista.


    0) Preferisci farti intervistare o auto-intervistarti?
    Decisamente la prima. L'auto-intervista in fondo è soltanto un espediente: equivale a un solitario con le carte napoletane e insieme significa qualcosa. Il senso naturalmente non risiede né nelle domande e né nelle risposte, ma nel fatto che nel millennio della comunicazione sfrenata paradossalmente uno sia ridotto a interagire con se stesso. Se vuoi l'auto-intervista è un nonsense sarcastico, ma la cosa effettivamente agghiacciante è che usa la stessa modalità espressiva del 90% della poesia contemporanea, cioè il soliloquio.

    1) Sei ancora sotto la soglia dei 30 e hai spaziato dappertutto: punk, fumetti, poesia, blog, giornalismo… hai finalmente trovato un lido sicuro? In altri termini, hai trovato pace?
    Sembra di no, maledizione. Il problema risiede nel fatto che mi sono dedicato egoisticamente a tutto quello che poteva interessarmi, ma senza alcun metodo, cosa che del resto mi manca completamente. Non a caso sono un punk-rocker scarsamente produttivo, un disegnatore che ignora le tecniche fondamentali del disegno, e uno scrittore incostante e lunatico. C'è un vecchio proverbio che dice che non si possono servire più padroni, e probabilmente è assolutamente vero, però le parole dei saggi sono fatte per non essere ascoltate, o sbaglio?

    2) In che maniera ti riconosci, sempre che tu ti riconosca, nelle tue poliedriche attività?



    Mi considero prevalentemente un punk-rocker, per il semplice fatto che quasi tutte le mie attività hanno dei legami abbastanza evidenti con la musica, e sono piene di citazioni in questo senso. Però è anche vero che non ci tengo particolarmente ad auto-definirmi. Sicuramente non sono un giornalista in senso stretto (anche perché la cronaca nazionale o locale non mi interessa, e comunque non sono nell'albo dei pubblicisti), e non sono neanche un amante dei circoli letterari, che mi hanno sempre messo a disagio per l'incredibile coefficiente di autoreferenzialismo che trova sfogo in questi ambiti. Credo di essere già abbastanza autoreferenziale.

    3) Tra New York Dolls, Ramones e Dead Boys chi butteresti dalla torre e perché?
    Dovendo scegliere mi ci butterei io, anche perché la New York degli anni '60/'70 è stato l'ultimo contesto geografico in cui il rock'n'roll ha effettivamente detto qualcosa.

    4) Qual'è la storia dei Blood '77? Cosa ci dici del vostro full lenght da poco uscito?
    I Blood '77 sono il progetto parallelo della Gioventù Bruciata che ha sostituito di fatto la Gioventù Bruciata nel mio tempo libero dedicato a prove e concerti. Trattasi di un gruppo rock'n'roll vecchio stile, punk nel senso più antico del termine, e sicuramente piuttosto malleabile a livello compositivo. Nei Blood suonano i ¾ di quella che fu la formazione originale della Gioventù, e il rimanente quarto proviene dai furono Scum Of Society, che a loro volta furono il primo gruppo crust italiano. Siamo tutti amici di vecchia data e con il senno di una certa esperienza positiva e non ci gestiamo ormai in modo completamente autarchico. Il nostro primo full lenght, "Romantic Hotel", è stato pertanto registrato in casa dal nostro chitarrista Daniel e mixato con la consulenza di tutto il gruppo. Il prodotto finito, senza che fosse cambiata una virgola, è stato poi messo sul mercato dalla stessa Lamette - diventata per l'occasione un'etichetta fantasma - nonché da City Of The Dead (www.cotd.it) e da Valium Recordz (www.myspace.com/hellnation), che sono gestite tanto per cambiare ancora da vecchi e vecchi amici. Le illustrazioni presenti nel booklet sono opera di Sbrock, del sottoscritto e di Silvano, un ennesimo amico fumettista e maniaco del punk '77. Tutto un circolo, insomma…

    5) Dovendo scegliere, quali sono le tre persone che ti porteresti nel Romantic Hotel?
    Gli altri tre Blood con una chitarra acustica e una bottiglia di whiskey.

    6) Che differenze di approccio al live ci sono tra i Gioventù Bruciata e i Blood '77?
    La differenza è sostanziale, direi. Gioventù Bruciata era un gruppo che nel bene e nel male viveva dell'interazione con il pubblico, quindi la riuscita o meno di un live dipendeva non tanto da noi quattro (che anzi, toppavamo spesso e volentieri), quanto dalla risposta dei presenti e dall'affluenza sotto il palco. Avevamo anche dei pezzi che si prestavano al singalong, quindi la coreografia andava da sé. Blood '77 invece è un gruppo che non vive necessariamente dell'interazione col pubblico, anzi, c'è molta più esperienza e comunicazione tra di noi e meno senso di appartenenza a "qualcosa". Il risultato è che lo show sta in piedi da sé, a prescindere dal contesto, e questo atteggiamento potrebbe anche sembrare strafottente da parte nostra, ma se segui effettivamente quello che stiamo facendo, ti rendi conto che anche al nostro peggio ti mandiamo a casa quantomeno rimborsato, cosa che con Gioventù Bruciata assolutamente non succedeva.

    7) Le poesie e i tuoi testi musicali. Affinità e divergenze.
    Direi che sono quasi due compartimenti stagni, anche se negli ultimi tempi sto cercando di scrivere testi più autobiografici. Comunque vada, generalmente i miei testi hanno una metrica abbastanza comune - anche perché devono rientrare in una struttura musicale piuttosto collaudata - e ovviamente devo enfatizzare qua e là i contenuti, altrimenti il mio tentativo di essere genuinamente introspettivo andrebbe a parare nel comico involontario. Per i versi liberi è diverso: non c'è alcuna struttura se non una musicalità che risiede esclusivamente nella mia testa, e posso anche dire le cose più sincere ed orribili, perché tutto è mediato e quindi stemperato dalla decontestualizzazione e ricontestualizzazione delle parole.

    8) Un gruppo scalpitante della scena punk italiota che ci puoi consigliare…

    Mi piacerebbe risponderti con un nome in particolare, ma se non volessi far torto a nessuno dei miei amici più o meno cari che suonano dovrei sciorinarti una lista lunga venti pagine. Dunque mi astengo. Metto una fetta di salame sulla scheda.
    9) Sei un feticista delle bandane?
    Non esattamente. In realtà porto la stessa bandana da sei o sette anni, perché la trovai elegante e la comprai, quindi mi accorsi che era anche estremamente pratica. Mantiene il mio scalpo brizzolato e mummificato in ordine.

    10) Parliamo adesso di Lamette.it ; Com'è nata e come si è evoluta nel corso degli anni?
    Lamette è il mio primo, unico e forse ultimo esperimento fanzinaceo: va avanti nonstop dal 2001, tra alti e bassi, iperattività e ozio, momenti catatonici e ritorni di fiamma. Nella sua versione originale era poco più che una paginetta con due recensioni e l'email, anche perché era quasi unicamente finalizzata a calamitare contatti per la Gioventù Bruciata. Il taglio della webzine in compenso è sempre stato più o meno lo stesso: un corpus notevole di articoli su musica, letteratura e cinema anche e soprattutto di nicchia; scarso interesse per la politica e per l'ostentazione iconica in genere (non a caso, la lametta è l'unico vessillo costantemente in bella vista); orientamento decisamente vintage-retrò, senza per questo tagliare fuori il nuovo. Oggi come oggi - Grazie soprattutto all'opera del nostro ineffabile webmaster (Diego) - Lamette è un portale interattivo che totalizza 2000 contatti medi giornalieri, il che per un sito punk italiano è un risultato assolutamente da non buttare nel cesso. La rete di feedback è ormai fitta come la tela di un aracnide, e il sottoscritto ci rimbalza allegramente dentro, visto che poi la finalità prima delle fanzine è comunicare, comunicare, comunicare.

    11) Parlaci anche un po' del relativo comic book…
    Il comic book è un'autoproduzione di Lamette curata da me e Sbrock, che è a sua volta un disegnatore, e - cosa ancor più pregnante - un ex-veterano della scena musicale punk-hc dei primi 90's (era negli I.A.S., nei R.a.M.A. e nei Waika, vecchi gruppi che una sparuta minoranza di anziani relitti in qualche modo pur ricorderà). L'idea era di mettere in piedi una fanzine cartacea a due mani, ed effettivamente lo abbiamo fatto, però ci siamo fermati subito perché non aveva molto senso creare un clone sfogliabile della webzine. Di qui il comic book, che per ora è una rivista collettiva di fumetti punk-underground, ma che dopo il prossimo numero (il quinto) dovrebbe ulteriormente camaleontizzare. Anche in questo senso abbiamo fatto un po' quello che ci pareva senza tanti schemi rigidi e prefissi, tant'è che abbiamo esportato in Italia dei disegnatori stranieri che ci piacevano (Mike Diana, Richard Suicide e il compianto R.K. Sloane su tutti), e pubblicato contemporaneamente altri fumettisti dello stivale che riteniamo in linea con Lamette. Se volete poi avere un'idea più precisa di cosa stampiamo fatevi un giro sul nostro catalogo: www.lamette.it/comix.htm

    12) Quanto è aumentata la tua autostima dopo questa intervista?
    Non molto, in realtà. Sto cercando di diventare una persona più concreta, e sia la troppa che la poca autostima sono un bastone tra le ruote in questo senso.

    13) A te l'ultima parola per ringraziamenti, bestemmie o cazzi vari.
    Ringrazio di cuore te e Hugo Bandannas, visto che l'intervista è un combo di domande di tutti e due, e bestemmio maledettamente contro chi mi vuole male. Dei cazzi vari non so che farmene, li regalo a chi li prende.



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