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a cura di Pompeo TTF
myspace.com/paybackhc
Forse un gruppo come i Payback non avrebbe bisogno di un'intervista. Per loro parla già molto bene la loro musica, diretta, pesante e schietta. Non ci siamo però tirati indietro di fronte alla possibilità di scambiare qualche battuta con il loro chitarrista e principale compositore Damiano, tanto pronto ad ironizzare su certi temi quanto dannatamente serio quando si parla di musica e dei suoi Payback.
Per chi volesse saperne di più sul gruppo rimando alla recensione del loro ultimo "Kings of nothing". Ora spazio al Damiano-pensiero…
1 - "King of nothing", il vostro terzo cd, è ormai uscito da qualche mese. Come lo presenteresti a chi non ha ancora sentito parlare di voi?
P - Kings Of Nothing rappresenta perfettamente quello che sono oggi i Payback, musicalmente ed attitudinalmente. Siamo cresciuti molto in questi anni, abbiamo vissuto molte esperienze che in un modo o nell'altro ci hanno fatto maturare personalmente ed unire come band.
Questo terzo cd per noi e' molto importante, e' la dimostrazione che nonostante i problemi, i cambi di formazione e le nuove mode, noi continuiamo ad andare avanti per la nostra strada sfottendocene di tutto e tutti.
2 - Cosa diresti a chi invece ha già i vostri vecchi lavori e non ha ancora preso il nuovo? In cosa sono cambiati i Payback rispetto a "Don't break the bloodpact"?
P - Penso di averti gia' risposto nella domanda di prima, comunque non dobbiamo convincere nessuno, se amate l'hardcore old school con qualche scoattata e tanto cuore, siamo il gruppo che fa per voi.

3 - Sei in grado di fare un primo bilancio di come il nuovo cd è stato accolto?
P - Mi sembra abbastanza bene, anche se non stiamo seguendo moltissimo le vendite. Comunque parlando con Roberto di Hellnation/Valium Records che ci ha stampato il disco, sembra che tutto proceda bene. Appena uscito il cd siamo partiti per un tour promozionale di 10 giorni in Germania, lì e' stato accolto alla grande, abbiamo venduto 150 copie in 10 giorni.
Il problema e' che i cd non se li compra piu' nessuno, neanche quelli che costano 10 euro come il nostro, quindi per vendere un po' di copie devi fare un botto di date in giro e spaccare ogni volta che sali su un palco.
4 - Parliamo di testi. A parte i temi stradaioli a cui ci avete abituati non ho potuto non notare che ti occupi anche della loro scrittura. Come mai questa scelta? C'è qualcun altro del gruppo che si cimenta o è un ruolo esclusivamente tuo?
P - Fin dagli inizi mi sono sempre occupato personalmente di musica e testi, poi in sala prova ognuno mette del suo, ma non ti nascondo che mi piace molto avere i controllo della situazione in fase di composizione. Poi va anche detto che nessuno dei bassisti/chitarristi che abbiamo avuto ha mai portato un riff in sala prove, quindi…
Chi mi aiuta molto in durante gli arrangiamenti e' Matteo, il nostro batterista nonche' produttore, suoniamo insieme da quando abbiamo 14 anni, ci basta un gesto per capirci.
5 - In "The new crusade" tocchi tematiche che richiamano alla religione e alla sua applicazione nella politica (correggimi se sbaglio). Come ti poni di fronte a chi proclama nuove crociate e invoca guerre sante?
P - Partendo dal presupposto che sono ateo, ma che comunque rispetto le scelte personali di chiunque (basta che non limitino la liberta' degli altri), penso che la religione dovrebbe essere qualcosa di intimo e personale, non un qualcosa da sbandierare come si fa allo stadio. Poi vabbe', si parla e si e' sempre parlato di crociate, anche nel medioevo, ma alla base di tutte le guerre ci sono stati e ci saranno sempre interessi economici. Le religioni vengono usate per fare le squadre, i buoni contro i cattivi, e poi giu' botte.
Non credo piu' da tempo nella pace mondiale, ogni governo avra' sempre i suoi buoni motivi per fare guerra a qualcun altro.
Se vuoi parto anche con i miei deliri sulla fine del mondo, ma penso non sia il caso…
6 - Impossibile non notare un approccio critico anche riguardo la scena hardcore. Come vedi il suo stato di salute attuale? C'è davvero da guardarsi alle spalle o ha ancora senso parlare di unità?
P - Quando ti guardi indietro e ti accorgi di aver dato cosi' tanto tempo e cosi' tanta devozione per "qualcosa", non puoi che incazzarti con chi quel "qualcosa" lo svilisce ed umilia con comportamenti da novella 2000.
Penso che i Payback rappresentino perfettamente i principi di unione e rispetto che sono la linfa vitale della scena punk/hc. Abbiamo sempre suonato con chiunque, punx, straight edge, skinheads, metallari, non ce n'e' mai fregato un cazzo delle etichette, ci siamo esibiti nei peggio squats e nei locali, con rimborsi ridicoli e a volte senza prendere una lira. Noi crediamo veramente in quello che siamo, nella nostra cultura, nella nostra scena. Proprio per questo abbiamo scritto "Loser's Race", come in passato altre canzoni, per far capire che "quella" e' la mentalita' sbagliata.
7 - Recentemente avete suonato di supporto ai Madball, ma avete diviso il palco con molti gruppi che hanno fatto la storia dell'hardcore. Quale di queste esperienze ti ha lasciato il migliore ricordo?
P - Suonare di supporto ai Madball e' stato un vero onore, soprattutto perche' si sono dimostrati delle persone eccezionali, ma l'esperienza che piu' mi e' rimasta dentro e' sicuramente il concerto di supporto agli Agnostic Front al Forte Predestino a Roma. Sono cresciuto ed ho imparato a suonare ascoltando i loro dischi, emotivamente per me e' stata una botta !
8 - Per quanto riguarda il fronte live siete attivi anche all'estero. E' possibile fare un confronto con l'Italia per quanto riguarda pubblico, strutture, gruppi? Siamo ancora così provinciali o pensi che qualcosa stia cambiando?
P - In Germania sono molto organizzati, lasciano poco o niente al caso e sono molto molto precisi. Qui in Italia le cose vanno bene, ma secondo me bisogna ancora fare molto. E' piu' un problema di cultura che di strutture, anche i spagnoli sono come noi (se non peggio !), un po' casinisti e poco organizzati.
A livello musicale invece diamo una pista a chiunque, ci sono band in Italia che non hanno nulla da invidiare a nessuno.
9 - Siete uno dei gruppi che più di tutti ha preso a cuore il concetto di DIY. Pensi che questa filosofia sia ancora applicabile al 100% oppure arrivati ad un certo punto è necessario affidarsi a supporti esterni?
P - Mah, non so, sinceramente abbiamo sempre fatto tutto da soli o con l'aiuto di amici come Roberto, poi da un paio di anni ci appoggiamo ad altre strutture, come ad esempio Straight to Hell per il merchandising e come e' successo l'ultima volta Hatecontainer per i concerti all'estero.
La filosofia DIY e' una cosa grandiosa che ha rivoluzionato il mondo della musica, sicuramente, ma bisogna stare sempre con gli occhi aperti, non fermarsi a dei concetti vecchi di 20 anni e anzi saperli riadattare ai giorni nostri.
10 - Cosa consiglieresti, da veterano, a chi oggi vuole mettere su un gruppo hardcore?
P - Non fate riferimento alle band del momento, a MTV o a quello che vedete in Tv, il punk/hardcore non vi fara' mai svoltare un cazzo, anzi ci rimetterete in salute, soldi e rapporti umani. Quindi se avete queste ambizioni, avete sbagliato genere. Non fa per voi.
A chi invece piace soffrire,spendere una barca di soldi a buffo, farsi venire l'ulcera, spaccarsi il culo ed agitarsi e strusciarsi sudati sotto un palco in compagnia di energumeni tatuati e rissosi, beh, che dire, benvenuti nella grande famiglia !
11 - Grazie della disponibilità, te la conclusione…
P - Grazie a te e a tutto lo staff per la possibilita' concessaci, sappiamo bene che sei impegnatissimo durante tutta la settimana tra festini di fuori sede a base di sostanze stupefacenti e seratine alcoliche/bucoliche (nda: ok, la prossima intervista la facciamo in fraschetta davanti a una damigiana di Romanella), quindi grande Pompeo e grazie soprattutto a tutti i ragazzi che ci seguono e vengono ai concerti, apprezziamo veramente moltissimo. Non mollate mai !
Veniteci a trovare su myspace.com/paybackhc !
KEEP THE FAITH !!!
PAYBACK - SFL CREW - '07
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