Avete voglia di una Holiday in the sun of London?
Allora chiudete il cervello, tenete aperti gli occhi, e venite con me. Vi porterò negli inferi per farvi rivedere le stelle dopo immani supplizi, come ogni buon Virgilio che si rispetti.
9 novembre, Brixton academy, there's the sex pistols reunion.
Brixton quartiere abbastanza deprimente, formato storicamente da immigrati di colore, famoso per la rivolta razziale cantata dai Clash in The gun of, ha uno splendido teatro-concerti da 4000 posti. Entrata formata da finte colonne con sopra un mezzo cupolone, è la casa perfetta dei rockers d'oltre manica, e quasi tutti i gruppi che contino veramente a livello mondiale sono passati da qui.
Appena arrivati, potete fermarvi all'angolo della strada, dove è sito il "Backstage", piccolo bar utilissimo a scaldarsi il gargarozzo. Poi si entra, con gli occhi in su. Per vedere dentro la platea una scenografia a forma di castello, e una discesa che vi porta sotto il palco.
Il pubblico è formato da una decina di generazioni, dai '77ini duri e puri, skinheads inglesi anni'80, hc boys, magliette di rancid e nofx, streetpunx giovani e vecchi, emos e qualche dark, 50enni ormai inseriti a ricordare la meglio gioventù. Ho scovato pure Charlie Harper degli Uk subs, a godersi il pogo non lontano da me. La media è piuttosto alta, e per una volta posso ancora dire di essere tra i più giovani. L'organizzazione è perfetta, ma in Inghilterra è la normalità. Pieno di security ma mai invadente.
Dopo aver comprato qualche carissimo souvenir che servirà a rimpinguare il povero conto dei nostro eroi, vado ad ascoltare il gruppo di apertura.
I The Thirst sono una bellissima sorpresa, 4 ragazzoni di colore brixtoniani doc, scovati chissà dove, hanno tutte le patenti per poter diventare the next english big thing, compagnie discografiche permettendo. Il pezzo Ready to move (che trovate su myspace.com/thethirstrockband ) è un postpunk-indie souleggiato bello carico, grande stile e voce del cantante, e c'è da aggiungere che sono abbastanza piacenti e in questo mondo dell'immagine non guasta di certo. Tutta la loro esibizione scorre briosamente, anche se meriterebbe un'altra impostazione dell'impianto audio, carico di bassi per un concerto punk, quando nel loro caso sarebbe d'uopo un suono ben più pulito.
Subito dopo, in perfetto orario, arrivano gli schifosissimi Scratch Perverts, che hanno inondato di merda elettronica per un'ora buona l'Academy. La classica furbata dei Sex, il gruppo spalla deve fare cagare a spruzzo perché si noti subito la differenza.
Poco male, con la mia fedelissima, sono andato a riempirmi di Guinness, e di una birra che sapeva di Champagne (tipo Bulmers se la conoscete), e a fare una partita a Guitar Hero III, sulla decina di postazioni gratuite messe lì per promuovere il nuovo videogioco dell'X-box. Mi ha confermato puntualmente che la chitarra non è il mio mestiere.
Alle 9.00 sono rientrato dentro, il pubblico era in subbuglio, e già rumoreggiava per i 5 minuti di ritardo. Sottolineiamolo perché da noi è abitudine iniziare almeno un'ora dopo rispetto al timetable previsto. Ma all'improvviso le casse trasmettono un pezzo patriottico anni'50 di Vera Lynn "There'll always be an England". Il pubblico inizia a cantare a squarciagola questa marcetta della puritana Inghilterra del dopo guerra. Sembra di essere dentro "Fhilty and Fury". Si aprono le porte dietro il palco, e dalla strada arrivano i 4 vecchiacci. Attaccano immediatamente con Pretty Vacant. L'effetto è da pelle d'oca. Mi butto a capofitto davanti a me, all'urlo mohicano di We're so preeeeeetty. Quel maledetto di Rotten è proprio il gobbo di Notre Dame, è un attore spudorato, canottiera verde fosforescente dei PIL, una maschera di Shakespeare, canta tutto in controtempo, storpia tutto lo storpiabile, milioni di facce in un'ora buona di live. God save the Sex Pistols!
Si capisce subito come abbia litigato con Matlock per anni. Glen si presenta con un gilettino lucente, una caschetto biondissimo, e si muove come Little Tony. In più canta come McCartney.
Steve Jones è un grassone incontinente, con una classica giacca in pelle. Cook è ancora magrolino là dietro le pelli. Sono la spiegazione del rock'n'roll. Pura truffa. Paccottiglia pop spacciata per rivoluzionaria, uno spettacolo per ragazzini, furia e sudore al costo di 30 pounds, un cristo con 2 ladri ai lati e un beatles sotto la croce. Forse avrei voluto che il furto ci fosse fino in fondo. Una canzone fatta male, un rutto sul pubblico e via. Infognando ancora di più la loro epopea. Proprio come piacciono a noi. Invece niente di tutto questo. Solo un adrenalinico rock show. A volere dimostrare che niente di tutto quello che hanno fatto è mai stato preparato, nessun situazionismo, soltanto astuzia tirata fuori al momento giusto, quando ne avevano veramente bisogno. E oggi avevano desiderio di affermare il loro essere band a 30 anni di distanza. Anche così mi fanno godere alla follia.
A rotazione vanno tutti i pezzi di Nevermind the bollocks, da "Emi" a "No Feelings", passando per "Problems", "Seventeen" e "Submission". Tutte eseguite con solidità e senza sbavature. Lydon sputa a raffica su una psicolabile e strascicatissima No fun. Not so bad for a fat, old bastard.
I primi pezzi sono molto energici, poi piano piano, com'è normale che sia, si cala un po' nel ritmo. Sotto al palco arriva birra a raffica, e la gente si scatena nel pogo di Viciousiana memoria. Tra un pezzo e l'altro Rotten scaglia veleno a 360° gradi, dal governo agli 'mmmericani. A sorreggerli fino alla fine in pezzi come "Anarchy in the UK" o "God save the Queen" c'è il canto del pubblico. No future è uno stemma incastonato di diamanti. Posso dire finalmente di averlo urlato con il gruppo a suonare lì per me. Per una sera sono dentro il Bromley Contigent.
In un immenso applauso si chiude. Un pezzo di storia da portare per sempre nel mio cuoricino di punkrocker. Ad ogni discussione in cui si parlerà dei Pistols potrò dire:- "Coglione, li ho visti in formazione originale. Alla faccia tua."
Torno in albergo e quello che più mi resta impresso è il modo d'essere frontman di Rotten. Insuperabile. La vera differenza, permettemi questa affermazione istintiva e non giustificata, che li ha resi irresistibili per il grande pubblico rispetto ai Ramones. E'il più grande figlio di puttana sopra il palco che abbia mai visto. Mi ha stregato.
Credo che il carrozzone continuerà e a date verranno aggiunte altre date, visto che in queste poche, hanno superato un'audience di 60mila paganti a cifre spropositate e in brevissimo tempo.
Adesso spera voi pregare e sperare di beccarli da qualche altra parte.
Scaletta:
Set List: Pretty Vacant / Seventeen / No Feelings / New York / Did You No Wrong / Liar / Holidays In The Sun / Submission / Stepping Stone / No Fun / Problems / God Save The Queen / Rientrata 1: EMI / Anarchy In The UK. Rientrata 2: Bodies