a cura di Tia 06/11/06 - Academy - Manchester (UK)
Il 6 novembre a manchester fa un freddo polare ma gia mezz ora prima dell
apertura delle porte si è formata una fila lunghissima (e
ordinatissima!!) fuori dall'academy.
Dopo un po di attesa si riesce finalmente ad entrare nella sala,ampia e
piuttosto spoglia, gia sufficientemente piena quando inizia a suonare il
primo gruppo:i kamikaze sperm da manchester.
Punk hc con il sax,un mix piuttosto particolare ma che non mi entusiasma più
di tanto anche a causa della ripetitività dei riff nei vari pezzi.
Finiscono
dopo non molto ed è ora degli Unseen,uno dei più promettenti gruppi di casa
hellcat. Canzoni incazzate ma con sempre presente una vena di melodia e l'incredibile
presenza scenica del frontman mark,che scende spessissimo dal
palco per cantare sopra alla folla,scaldano il pubblico a dovere e la loro
performance è applauditissima dall inizio alla fine.
E' chiaro però che tutti sono li per il terzo ed ultimo gruppo della serata..
3 anni di silenzio prima del ritorno in europa si spengono con le luci
dell'academy di Manchester. Proiettate sullo sfondo immagini western in
bianco e nero finchè accompagnata da un boato appare la scritta RANCID. Sale
allora sul palco Tim Armstrong e con le luci ancora basse intona: "Never fell
in love...", l'intro di Radio, che apre lo show dei quattro(il primo senza
Brett Reed e con Brandon Steinecker dietro le pelli). Neanche il tempo di
riprendersi un secondo e subito Lars attacca con Roots Radicals,seguita a
ruota da Nihilism e Journey To The End.
Si capisce subito che il concerto
sarà incentrato sui pezzi storici del periodo 94-95,ovvero quello di Let's
Go e And Out Come The Wolves. Logico che sia così,la band ha sempre fatto
grande affidamento su quei pezzi nei tour passati ed è naturale che ciò
accada in un momento particolare come il primo concerto senza uno dei membri
fondatori. La scaletta è infatti piena di pezzi come
Olympia,Gunshot,Black&Blue e l immancabile Maxwell Murder durante la
quale il buon Matt Freeman si prodiga in un assolo mozzafiato lungo almeno
il doppio dell'originale su disco. Non mancano però riferimenti agli altri
album come le graditissime Rejected (dal disco d'esordio),Antennas e It's
Quite Alright(da Rancid V),Hoover Street e Something In The World
Today,entrambe dal fantastico Life Won't Wait.In mezzo a questo ben di dio
si trova anche il tempo per un tuffo nel passato di Tim e Matt,ovvero gli
Operation Ivy di cui viene coverizzata Unity,valorizzata in maniera
incredibile dalla voce di Lars. Il gruppo gira a mille,suona bello preciso e
sembra divertirsi pure un bel po'. Tim Armstrong,tacciato spesso di
saltellare troppo e cantare troppo poco riesce a coniugare bene le due cose
e pure il nuovo batterista,nonostante un errorino su She's Automatic,se la
cava bene con un suono davvero potente. Ovviamente la risposta del
pubblico,stipato come in una scatola di sardine e con i biglietti esauriti
da tempo,è calorosissima. Si arriva così al momento della splendida Time Bomb
al termine della quale il gruppo abbandona il palco.
Vi risale,accompagnato
da un boato,suonando la versione acustica di Fall Back Down che scatena
dall'inizio alla fine un singalong da parte del pubblico davvero da
brividi.E altrettanto emozionante è il secondo pezzo della sezione
acustica,la cover di To Have And Have Not di Billy Bragg,già riproposta, ma
in versione elettrica, nel primo album di Lars Frederiksen And The
Bastards. Pezzo non solo emozionante ma suonato anche tecnicamente davvero
bene,e che fa ben sperare per gli sviluppi di questa nuova dimensione dei
quattro californiani.E' tempo però di tornare alla dimensione più
tipicamente punkrock con la inaspettata Bloodclot e con un'altra cover degli
Operation Ivy, Knowledge. Il concerto si chiude inevitabilmente con Ruby
Soho,dedicata a Brett Reed,compagno di avventure per ben 15 anni di Tim Lars
e Matt. Si riaccendono infine le luci e si resta sudati ed esterefatti,con la
sensazione che emozioni simili si vivono pochissime volte,purtroppo o per
fortuna. LUNGA VITA AI RANCID