"una rivolta non violenta attraverso una musica violenta", questo l'obiettivo (centrato) del quartetto bolognese che ritorna alla carica con un album psicolabile e devastante quanto il precendente "sonate in bu minore". Spaziando nei meandri del noise/post-hc, in un ipotetico punto d'incontro tra vecchia e nuova scuola, i laghetto giocano con nonsense ed una solo apparente idiozia per affermare concetti importanti che dovrebbero essere alla base della scena punk ma che si sono ormai persi nel tempo.."non č possibile che il testo di una canzone punk non conti pių niente", cosė scrivono e fedeli a questa linea affrontano tematiche importanti talvolta nascondendosi dietro il sarcasmo e malati giochi di parole. Un album sincero, duro, concreto che tra un attacco ad Oriana Fallacci (la riuscitissima "lebbra is the reason") ed uno (o meglio pių di uno) al cavaliere regala pillole di saggezza introspettiva, pezzi di poesia intrisi in una salsa hardocore a ricordarci che "l'unica rivoluzione possibile č quella interiore, l'unica necessaria al proliferare di tutte le altre".
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