DEVASTATOR - "underground'n roll”
Ci sono molte cose di “Underground ‘n’ roll”, terzo album dei lucchesi Devastator che fanno intuire quanto si tratti di un gruppo che prova a promuoversi in maniera professionale e senza lasciare nulla al caso. Il promo in questione mi è arrivato in un pieghevole con tanto di bio superdettagliata e con copertina gigante in formato a4; la bio è incentrata tanto sui cambi di formazione quanto su collaborazioni in sede di produzione di questo e degli scorsi album, con tanto di distribuzione in canali di file sharing un po’ su tutto il globo.
Ora, premetto che se leggo come generi di riferimento thrash, hardcore, r’n’r mi aspetto qualcosa di diverso a livello di attitudine che una strategia di marketing così curata, o perlomeno mi aspetto uno spirito almeno un po’ tendente verso il diy.
Da questo punto di vista dopo una prima analisi “paratestuale” il gruppo non mi convince tantissimo, tuttavia è di musica che dobbiamo parlare, perciò vado avanti.
Quindici tracce, una metà è anche sopra i due minuti, da qui si può intuire come l’approccio non sia di quelli primordiali, ma risenta del modo di suonare di un gruppo che appare comunque affiatato e capace di tirar fuori canzoni che non siano semplici accozzaglie di riff. I riferimenti sono molteplici, si va dal thrash Bay Area, riproposto però in maniera piuttosto ripulita, al r’n’r che mi ha fatto venire in mente i primi Hellacopters, i Nashville Pussy ma anche qualcosa degli Zeke meno tirati, passando infine per derive stoner e una spruzzata di punk qua e là. Detto questo, come punti forti ci vedrei una capacità strumentale più che buona, che però ho il dubbio che possa tarpare le ali al gruppo: intendiamoci, non si parla di una proposta deficitaria, ma ho l’impressione che se i Devastator si rendessero conto di poter fare più male ne guadagnerebbero, e non poco, si vede da pezzi come la title track che vira parzialmente nella direzione che auspico. Tra i contro ci vedrei proprio questa tendenza ad imbastardire troppi generi tra loro, ok che si parla di crossover, ma personalmente saltare tra 3-4 generi diversi in un album porta a poco, o in ogni caso si rischia l’effetto “né carne né pesce”; questo nonostante uno dei pezzi più riusciti mi sembri la stoner “Desert”, che in teoria ha poco a che fare con il resto delle sonorità in questione. Ultimo punto che non ho apprezzato molto è la voce, che potrebbe incidere con maggiore aggressività.
Per il resto “Underground ‘n’ roll” ha il buon pregio di farsi ascoltare senza patemi, salvo forse lasciare un po’ poco a fine percorso. Probabilmente mi ricrederò quando vedrò il gruppo dal vivo – controllate il loro myspace, sono molto attivi in questo senso – ma per adesso il giudizio rimane nella sufficienza con riserva.
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