un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman
diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente

LUDD - E' tempo di partire

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a cura di Pompeo_TTF

Ludd

Ci sono tanti di quei casi in cui mentre si scrive viene da pensare che recensire dischi sia un compito infame. Più raramente ci sono album che ti fanno pensare che il compito sia infame per via della difficoltà a descrivere in poche righe tutto il mondo che gira dentro determinati disco. “E’ tempo di partire” dei Ludd è uno di questi. Parlo di un gruppo, per chi non lo conoscesse, che si è costruito una credibilità prima di tutto attraverso delle precise scelte, politiche prima di tutto ma anche musicali, che riesce a suonare tanto in giro per la penisola senza autopromuoversi negli ormai canonici metodi – nessun myspace, tanto per intenderci – e che magari tra un disco e l’altro fa passare un certo numero di anni, ma senza per questo uscire fuori con qualcosa di poco attuale, anzi.

Secondo disco per i cinque trentini, ormai uscito da più di un anno e che a un primo ascolto rispetta, pur con dei passi in avanti, quanto proposto dal gruppo con il precedente “A colpi di mazza”: ancora punk-hardcore melodico di scuola Kina quindi, più duro che in passato e forse meglio suonato, di certo registrato come si deve e con le voci di Lorenzo e Federica ben in evidenza, aspetto questo fondamentale nel momento in cui per il gruppo la musica appare soprattutto un mezzo espressivo di idee ben precise. Penso che “E’ tempo di partire” sia il classico tipo di disco che divide in due i suoi potenziali fruitori. Immagino da un lato chi sosterrà queste 12 tracce per un discorso di appartenenza prima di tutto e poi anche musicale, mentre ci sarà chi magari boccerà il tutto per i suoi accenti estremamente politici senza guardare minimamente a quanto fatto in chiave musicale, che non è minimamente trascurabile. Dal mio punto di vista vedo una serie di canzoni dotate di un ottimo tiro, semplicemente belle da ascoltare – in particolare “Il balzo della tigre”, “Solo questo”, la cover “Infame a due colonne” e “Tutti i giorni” -, per via della tanta melodia infusa al loro interno, della loro lucida rabbia e della capacità di essere antemiche, comunicative. Vedo nei Ludd e in queste canzoni uno dei casi più credibili di legame dell’attuale scena hardcore italiana con quella che ha fatto storia negli anni ‘80, un legame che si evince nei testi, nelle note esplicative presenti nel cd e, non ultimo, anche dal vivo – e chi ha avuto come me occasione non potrà non darmi ragione.

A questo punto mi sembra il caso di non andare troppo oltre, mai come in questo caso penso che il mio compito fosse quello di dare solo qualche coordinata senza banalizzare il tutto con troppe chiacchiere, nella speranza che chi non conosce i Ludd possa interessarsi a loro e, una volta procuratosi il disco, degnarlo di un ascolto attento, di quelli che sempre meno dischi attuali meritano. Vedrete se non sarà uno di quei cd che tra 10 anni riascolterete ancora con lo stesso piacere.