un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman

diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente

PALKOSCENIKO AL NEON
"resistenza minore"
myspace.com/palkoscenikoalneon

a cura di Pompeo TTF


Quando ho inserito nel lettore questo cd ed è partita la prima traccia, la strumentale "Un buon motivo per andare avanti" m'è preso un colpo…esiste qualcuno, addirittura in Italia, in un paesino nell'hinterland romano, che suona come i Jesus Lizard di "Liar"? Superato lo sgomento iniziale sono andato avanti, e purtroppo non tutte le promesse che quell'intro faceva presagire sono state mantenute. I Palkosceniko Al Neon - nome molto evocativo, se non fosse per le "k" - vengono da Guidonia e propongono un mix di noise rock anni '90, hardcore, crossover ed un'attitudine politica che ricorda per molti versi quella dei CCCP. Detto questo i dieci pezzi che compongono questo "Resistenza minore" godono in uguale misura di luci ed ombre: luci in particolare nella parte strumentale, curata e assolutamente mai banale, con le chitarre in primo piano con un suono roccioso e asciutto come le produzioni di Steve Albini insegnavano; se poi aggiungiamo che il disco è registrato in presa diretta viene quasi da non crederci, anzi vista anche la lunghezza media dei pezzi viene più che altro da fare i complimenti alla band. Passando agli aspetti che meno mi convincono devo dire che ce né uno che mi ha fatto cambiare di parecchio il giudizio su questo album, per il quale non avrei esitato a parlare di piccolo miracolo: la voce. Sarà una questione di gusti, sarà il cantato in italiano, che forse si addice poco al genere che già di per sé è spigoloso e quindi richiederebbe che almeno il cantato scorra via "liscio", fatto sta che sentire su canzoni come queste una voce tra il rappato ed il recitato non aiuta alla resa finale. Peccato perché canzoni come "Coma", "Panico", la dolente "Paola& l'anestesia", la conclusiva "I giorni da solo" - in forte odore di Sonic Youth - sono comunque tra i migliori esempi recenti di un genere di rock che negli anni '90 sembrava avere il futuro assicurato e che ora sembrano aver dimenticato un po' tutti. Non sono certo di voler aggiungere altro, forse altri ascoltatori non storceranno il naso come me, forse altri lo storceranno per il forte senso di militanza politica espresso - decisamente sparato in faccia all'ascoltatore -, ma spero che si capisca che il mio giudizio è sospeso a metà a causa di quello che poteva essere e che non è stato. Dubito che questa recensione farà venire in mente ai Palkosceniko Al Neon di cambiare cantato, l'unico augurio che posso fare al gruppo è quindi quello di trovarmi in minoranza, per il resto appena avrò occasione non me li perderò dl vivo.

Visto che a suonare - ed ascoltare - noise rock sono rimasti veramente quattro gatti per una volta mi sembra obbligato associare due gruppi, sperando che magari la cosa possa contribuire anche ad avvicinare band che per forza di cose dovrebbero conoscersi a apprezzarsi a vicenda. Icanidisara (si, tutto attaccato) sono di Lamezia Terme ma hanno base a Roma e si presentano dopo l'ep "100 Kili" con un promo di tre tracce registrate in presa diretta "a casa der Perci", per i profani lo studio di Roberto Perciballi dei Bloody Riot. A differenza dei Palkosceniko Al Neon qui troviamo meno Jesus Lizard e più Helmet, quelli che più di tutti sono stati in grado di unire al noise un modo di suonare hardcore, ed infatti il risultato appare mediamente più aggressivo, con un'impronta anche più metal. Merito anche di un voce che pure in questo caso non rinuncia all'italiano, ma è capace di graffiare e di alternare timbri e tonalità, anche grazie all'uso di cori spersi qua e là. Purtroppo il volume un po' basso penalizza leggermente questi tre pezzi, ma non è da mettere in dubbio che le potenzialità per una futura produzione di ben superiore livello ci siano tutte, bastano i 3 minuti di "…e abbamo fatto tutto il '900" per rendersene conto. La successiva "Sto in mezzo" è un po' il cuore del promo, con un'apertura sferragliante che lascia poi il passo ad una strofa che mette in luce anche un egregio lavoro della sezione ritmica; la struttura del pezzo pur nella sua spigolosità è ben congeniata, non sorprende quindi che la canzone rimanga ben in testa dopo pochi ascolti. Si conclude con "Habogegrara", ancora una volta aggressiva, curata pur con un gusto minimalista negli arrangiamenti come il genere richiede e per una volta breve, tanto da farti venire voglia di premere il tasto repeat. Questo è tutto, aggiungo un piccolo plauso all'idea di inserire un fotogramma di "Un chien andalou" di Bunuel come copertina e sottolineo che il gruppo è molto attivo in sede live, quindi se dovessero capitare nella vostra città supportateli e vi renderete conto che non si tratta di un "pacco".

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