un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman
diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente

STUNTFACE - Pain is only temporary, glory lasts forever

myspace.com/stuntface

a cura di Pompeo_TTF

Non conoscevo gli Stuntface, mi sono ritrovato nella classica situazione di dover scegliere il loro disco da una pila di cd da ascoltare. Inevitabilmente mi sono fatto guidare dall’apparenza esterna, e vedere tre facce non belle, non giovani, me li ha fatti preferire al volo e soprattutto mi ha fatto scampare – per ora - il rischio di aprire altri dischi e trovare chissà quanti orrendi esseri ciuffati.

Ho così appreso che gli Stuntface sono gallesi, suonano in tre, e oltre ad essere brutti, invecchiati malaccio e apparentemente neanche troppo simpatici – pensate alle classiche facce da rissa nel pub sotto casa, soprattutto se abitate in terra d’Albione – suonano un mix decisamente poco alla moda di british punk, skatepunk e un po’ di hardcore melodico modello vecchi Bad Religion o SNFU. Il tutto è molto easy listening, aggressivo ma non troppo, viene da pensare che negli anni ’90 un gruppo del genere se la sarebbe sbarcamenata egregiamente, ma in questi tempi bui davvero mi chiedo quanto pubblico ci sia per queste sonorità. Andando nello specifico, nelle 13 tracce che compongono questo disco si resta su degli standard mediamente accettabili: pezzi brutti non ne ho trovati, come pure è stato impossibile trovare chissà quali picchi. Gli episodi più di rilievo, anche se di poco, si chiamano “Black wall”, “Under my heel”, l’aggressiva “Cant keep me down” e la conclusiva, in odore di Bad Religion, “One last thing”. C’è tempo anche per una traccia nascosta, un po’ più grezza della media, che mi ha ricordato vagamente gli Spermbirds.

In definitiva avrete capito che, a dispetto dell’esigua varietà delle composizioni, di citazioni e carne al fuoco ne potrete trovare parecchia, di certo non avrete di fronte il disco della vita ma considerarlo come una prova negativa sarebbe offensivo e non poco. Sono abbastanza convinto che fare dischi per un gruppo del genere – autoproducendolo con la loro etichetta, tra l’altro – non sia altro che una buona scusa per avere pezzi da presentare in giro. E non si può augurare altro agli Stuntface, ossia una lunga trafila di concerti che alimentino nelle nuove generazioni l’odio verso il vuoto giovanilismo della modaiola Gran Bretagna. Promossi con la sufficienza per la musica, con lode per l’attitudine.