WAITING FOR BETTER DAYS / X-STATE RIDE - "split”
Con questo split mi trovo ancora una volta di fronte all’annosa questione di basarmi più sui miei gusti o vedere le cose come stanno nel modo più obiettivo possibile. Sarò più chiaro, conosco sia gli X-State Ride che Waiting For Better Days, in particolare con questi ultimi la stima e l’amicizia va ben al di là dell’averci condiviso il palco in passato, per cui nonostante la loro proposta sia troppo modernista per le mie vecchie orecchie rincoglionite posso dire senza timore di smentita che fin dai primissimi concerti si sono dimostrati un gruppo capace di poter aspirare a qualcosa di serio.
A questo punto mi perdoneranno gli X-State Ride ma continuo con i loro compagni di split, che per chi non lo sapesse vengono da Bari e propongono un mix suonato e prodotto in maniera impeccabile di screamo e metalcore, con un occhio sempre puntato sulla melodia, compresa alternanza di voce grow e pulita che in genere aborro – ma ci sono eccezioni, vedi “Beyond the step” che mi ha fatto pensare in parte agli Unearth meno incazzati. Grossi punti di riferimento non ne riesco ad esprimere, per il semplice motivo che come detto mi tengo spesso alla larga da queste sonorità, forse gli Alexisonfire potrebbero essere un adeguato termine di paragone, ma prendetelo, appunto, con le molle. In ogni caso quello che conta è che la band sia affiatata, componga canzoni che s’insinuano in testa e che non abbia timore di asfaltare tutto ciò che si trovi davanti. Cinque pezzi sicuramente sopra la media del genere, con una marcia in più per la conclusiva lunga “Sumera truth”. Nient’altro da aggiungere, se non pollici in alto per i Waiting For Better Days nella speranza che vadano avanti con questa convinzione e macinino dischi e date senza sosta.
Per quanto riguarda gli X-State Ride devo dire di essermi trovato di fronte ad una sorpresa, avevo visto anche loro dal vivo e mi erano sembrati bravi ma anche canonici nel loro hardcore melodico, invece sono bastate le poche tracce di questo split per ricredermi: senza entrare nel campo del plagio mi sono trovato di fronte ad uno dei migliori esempi di hardcore di scuola Propagandhi, complice anche una certa somiglianza con la voce di Chris Hannah, cantante dei canadesi. Per il resto Satanic Surfers e Belvedere rappresentano indubbiamente un altro punto di riferimento per i quattro di Reggio Emilia, ma si tratta in ogni caso di riferimenti filtrati, riadattati in linea con la personalità del gruppo e messi al servizio di pezzi che al pari dei loco compagni di split si fanno notare per la capacità di farsi ascoltare e rimanere in testa con estrema facilità. Anche in questo caso si rimane su buoni livelli per tutti i cinque pezzi, anche se l’iniziale “Holy pigs” sembra lasciare qualcosa in più, complice le progressioni e il riffing che apre a melodie vincenti valorizzate da una voce pulita ma capace di essere comunicativa oltre la media.
Bene così in definitiva, agli estimatori delle sonorità fin qui descritte non dico altro se non date un ascolto. Basteranno pochi minuti per convincere anche i più scettici.
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