un'erezione triste per un coito modestolo spirito continuaforti di incomprensioni instabilipunkrock macht frei lunga vita ai ribelli Oi!
tifiamo rivoltasotto il punk la capra cant, sopra il punk la capra crep  non mi piace rispondere si, se dicono che sono un punk never met a wise man, if so it's a woman
diy or dienow I wanna sniff some gluela mela più marcia della città intera,a scuola in parrocchia,la pecora neraè evidente che io sono yntelligente




a cura di Pompeo_TTF

www.refoundation.it
www.myspace.com/xrefoundationxbookingx


L'hardcore è molto di più di semplice musica. Partiamo da una banalità del genere che poi banalità non è, a giudicare dalla pochezza di contenuti dilagante in favore dell'attenzione a trend o ad altre logiche che con l'hardcore dovrebbero avere poco a che fare. In un quadro del genere fa piacere rilevare l'attività crescente della Refoundation Records, un collettivo italiano impegnato nel diffondere l'hardcore non solo come un mero prodotto ma come mezzo per diffondere idee come giustizia, uguaglianza, rispetto per la vita e liberazione animale. Sulla base di quest'ottica questo gruppo di persone ha adottato, tra l'altro, la politica di devolvere parte dei ricavati della propria attività a gruppi animalisti ed ambientalisti. La scelta di Refoundation è quella di non privilegiare un genere specifico ma di dare voce a band che abbiano davvero qualcosa da dire - e che lo applichino nella vita di tutti i giorni - a prescindere dal tipo di hardcore suonato. Nessuna sorpresa, quindi, che i gruppi di cui sto per parlare si differenzino dal punto di vista musicale ma siano accomunati in molti casi dalle tematiche trattate nei loro testi.

Iniziamo con gli svedesi Dead Vows (myspace.com/deadvows ), un nome per me sconosciuto fino che fino a questo momento, ma che riunisce membri di gruppi più noti come Smackdown e Anchor. Le undici tracce di questo esordio propongono un hc dalle ritmiche molto varie, aggressivo ma al tempo stesso dalle tinte parecchio oscure, dalle velocità mai troppo sostenute, anzi supportato da mid tempo, rallentamenti ancora più pronunciati quasi in odore di band come Isis o Cave In; in più la matrice nei riff in alcuni casi appare di stampo rock'n'roll, contribuendo ancora più ad allargare lo spettro coperto dai nostri. Nel corso della tracklist si passa dalla sostenuta "Strep throat" alla rockeggiante "Off my chest", senza dimenticare episodi aggressivi come "In angelic disguise", i suoni dal sapore vagamente stoner di "Carved into hearts" e la chiusura introspettiva di "Dark red water". Davvero un ottimo esordio, supportato anche da testi in linea con il feeling dell'album, da parte di un gruppo che mi ha ricordato per molti versi quanto propongono i Lighthouse Project.

Passiamo all'Italia con gli Alone (myspace.com/weareinthisalone ), reduci da un bello split con i compianti Values Intact e promossi da Refoundation attraverso un 7'' che contiene 5 tracce di "modern old school" molto melodico sulla scia di gruppi come In My Eyes, Get Up Kids e Stay Gold, con sonorità che riportano indietro agli anni '90 per il loro gusto vagamente emozionale. Sugli scudi ancora una volta il cantato, che contribuisce a donare maggiore intensità a pezzi come l'iniziale "Viva love" - dall'intro che mi ha fatto pensare ai Champion - o alla variegata "Tomorrow". Ho apprezzato il lavoro sulla struttura delle sigole canzoni, che mostrano un gruppo affiatato e senza paura di andare al di là dei canonici 2 minuti, senza per questo risultare macchinosi. Un gruppo in evidente progressione quindi. Unico appunto che mi sento di fare è quello della registrazione: dei suoni più chiari e meno impastati avrebbero dato ben altro lustro alle canzoni, ma non escludo che su vinile la resa sia migliore (quello che ho in mano è un promo su cd).

Si torna nelle fredde terre scandinave con gli Anchor (myspace.com/xanchorx ). Nati dalle ceneri di Damage Control e Set My Path, gli svedesi sono un nome ormai molto lanciato nel panorama europeo, merito di un'attività live intensa e di una proposta che prende in prestito quanto di meglio fatto in passato da gruppi come Trial e Unbroken. Devo dire che dal vivo la band non mi aveva colpito come mi aspettassi, ma ho dovuto cambiare idea di fronte alle 5 tracce di questo ep prodotto e suonato con una convinzione ed una solidità che è raro trovare nel giro. Non ho trovato il minimo calo di tensione nei quindici minuti di questo disco, ma devo dire che l'apertura di "Beyond reason and logic" e "It kills you to know" mi hanno impressionato per il lavoro delle chitarre in termini di armonizzazioni, che aiutano non poco queste canzoni ad uscire dal lotto di semplici buoni esercizi di stile. Bella anche la conclusiva "In the throes of passion", che chiude un lavoro che mi ha davvero riconciliato con l'hardcore inteso nella sua accezione più classica.

Svezia batte Italia quindi? Non è detto, almeno a giudicare da quanto proposto con "Before they know we're al dead" dai The Guilt Show (myspace.com/theguiltshow ), gruppo diviso tra Bologna e Lignano e formato da membri di Summer League, Ivory Cage e The Secret. Il disco in questione propone sei nuovi pezzi ed i quattro del 7'' d'esordio su Defiant Hearts Records. A differenza di quanto rilevato poco fa, in questo caso salta subito all'orecchio una produzione davvero vincente, che dona una "botta" notevole a quanto proposto dal gruppo, il cui paragone proposto dalla label con American Nightmare e Cro-Mags appare decisamente azzeccato. Parliamo di old school quindi, di quello che dice tutto nell'arco di un minuto, tranne nei rari casi di pezzi come la title track o l'ultimo dei nuovi brani proposti, "Farewell to fucks". Un accenno dovuto ai testi: la matrice della band è fortemente politica, tutte le liriche si attestano su prese di posizione molto forti: mi hanno colpito in particolare la chiarezza e la decisione nell'affrontare la barbarie dell'uso degli animali a fini alimentari di "Hills still have eyes" e la già citata "Farewell to fucks", dedicata all'apatia con cui molti - anche nella scena hc - reagiscono al diffondersi di fascismo e nazionalismo. Per quanto riguarda il discorso strettamente musicale anche in questo caso difficile parlare di pezzi migliori: personalmente ho preferito le bordate più immediate di "Good night and good luck", "Bleeding back" e "Denied land", ma il disco non perde mai di immediatezza e si tratta di preferenze strettamente personali. Poco altro da dire, un album da avere e consumare - anche in virtù di una grafica accattivante, ammesso che l'aggettivo si adatto per un disco del genere - , di quelli che contribuiscono a portare avanti un certo tipo di discorso musicale senza rinnegarne le radici.

Concludiamo con uno split tra i nostrani End Of A Season (myspace.com/endofaseason ) e gli austriaci Many Men Have Tried (myspace.com/manymenhavetried ) . In questo caso il cambio di sonorità rispetto a quanto proposto finora è evidente, ci troviamo di fronte a due gruppi di chiara ispirazione new school, dalle influenze tutto sommato comuni, che si possono facilmente sintetizzare nei nomi di Poison The Well, Hopesfall e Shai Hulud. Per quanto sia ormai lontano dall'ascoltare di frequente questo tipo di sonorità, sono bastati pochi ascolti per farmi apprezzare quanto prodotto dagli End Of A Season: tre tracce molto studiate, che fanno trasparire una buona personalità a prescindere dalla presenza di evidenti nomi tutelari, in particolare nella - per loro - conclusiva "The white chrisalis". Stesso discorso anche per i cinque austriaci, anche se in questo caso il tributo che la band paga agli Shai Hulud - fin dal monicker tratto anch'esso da Dune - è ben più marcato, finanche nella scelta un po' azzardata delle cover, "Message in a bottle" in questo caso. Il giudizio rimane positivo per il semplice motivo che i Many Men Have Tried mi hanno convinto scrivendo delle canzoni molto piacevoli, destreggiandosi senza problemi tra cambi di tempo, di atmosfera, gestendo in maniera sapiente le armonizzazioni ed i cori. Insomma, se le ultime prove degli Shai Hulud vi hanno deluso, ecco a voi la soluzione a portata di mano!

La carrellata di quanto prodotto da Refoundation si conclude qui, da parte mia il consiglio è quello di tenere d'occhio quanto proposto da questa giovane etichetta, che ha alle spalle una filosofia condivisibile e sta dimostrando la capacità di promuovere band valide, con un respiro internazionale. Tutto questo merita rispetto e supporto da parte di tutti coloro che si professino amanti dell'hardcore. Pollice in altro per questa realtà quindi, nella convinzione che con queste basi la strada pur tra inevitabili difficoltà sia in discesa per loro.