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http://www.transex.us/
16/03/2006 – Roma,
Circolo degli Artisti. The BRIEFS (pop punk’n’roll da Seattle) + TRANSEX (punk
rock da Roma) + Serial Creepers (punk? da Teramo)
Insieme alla mia fedele compagna d’avventure Mary, incontro Manolo a.k.a. DALLAS,
basso e backing vocals dei Transex. Possiamo considerarlo il “portavoce
ufficiale” della band, anche se ha precisato che nei Transex ognuno fa quello
che cazzo vuole! E ha inizio una lunga, sincera e piacevole chiacchierata...
Se arrivate fino in fondo alla lettura di quest’intervista, poi NON DITEMI CHE
NON CONOSCETE I TRANSEX!
a cura di Monicaccia
E’ appena finito il concerto... La prima domanda è d’obbligo: cosa pensi di
questa serata? Com’ è andata? (ovviamente quando ho scritto la domanda non
sapevo che non avrebbero suonato..ma facciamola lo stesso)
DALLAS: E’ stata una serata bellissima, soprattutto la nostra esibizione è stata
eccellente! Abbiamo dato il meglio di noi dal vivo questa sera, e speriamo che
anche con quest’ intervista io abbia l’opportunità di spiegare quanto pezzi di
merda siano stati tutti quelli dell’organizzazione, tutti quelli che hanno fatto
questo cazzo di casino stasera. Perché NON ci siamo esibiti proprio per un cazzo
di casino che è successo con l’organizzazione. Una cosa vergognosa! Quindi
l’impressione della serata? Direi pessima… sono andato via con tanto rodimento
di culo!
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Passiamo alle presentazioni: chi o cosa sono i Transex?
DALLAS: I Transex nascono diciamo dalle ceneri di bands precedenti: io e il
batterista stavamo nei Bingo, cioè io e il batterista abbiamo formato i Bingo;
il cantante (Ego) faceva parte degli Ufo Diktators, band che ha girato molto
negli anni ’90. Come è scritto anche sul nostro sito (www.transex.us), la nostra
storia nasce da questa mia smodata voglia di continuare a suonare questo tipo di
musica e di fare qualcosa che spaccasse veramente il culo, ma non come feci coi
Bingo: cioè quel che successe coi Bingo in realtà fu molto buono, molto
acclamato, però io con questo nuovo gruppo volevo portare all’esagerazione tutto
quello che avevamo fatto. E la musica di questa band mi piace molto di più,
perché molto più morbida, arriva a più persone, a tutti. E poi io personalmente,
a livello di gusti musicali, preferisco quello che faccio con loro rispetto a
quello che facevo coi Bingo. Eravamo troppo duri sostanzialmente, troppo poco
arrangiati.
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Come nascono i Transex…
DALLAS: Una sera stavo in un clubbetto qui a Roma e vedo i THE LAW, che era una
band molto carina di covers punk con alla voce Pierpaolo/Ego, che noi
conoscevamo già dalla scena degli anni ’90, perchè tra Bingo e Ufo Diktators
c’erano dei rapporti. Al nostro batterista, Alessandro/Brain, diciamo che ho
proposto io di formare un nuovo gruppo per continuare a spaccare il culo:
inizialmente era titubante, ma quando gli proposi Pierpaolo fu entusiasta
all’idea di “lavorare” ancora in famiglia. Chiamammo Pierpaolo che accettò con
qualche dubbio, soprattutto perché io all’inizio avevo un’idea che loro
consideravano un po’ sciocca, un po’ presuntuosa: volevo fare un prodotto più
commerciale. Ma non parlo di musica: cioè, io volevo far arrivare i Transex a
più persone, non volevo fare una cosa settoriale. E loro mi dicevano che dovevo
anche rendermi conto di quello che è la scena in Italia e a Roma, ma a me non
fregava un cazzo perché il mondo non è stato cambiato essendo timorosi di quello
che succede o può succedere (un po’ come la storia che tiro fuori spesso: “se i
partigiani si fossero resi conto di avere paura di quello che succedeva, ora si
parlava tedesco!”). Ego accettò di far parte della band e ci mettemmo subito in
cerca di un chitarrista. In quel momento specifico la situazione era tragica
perché adesso bene o male le cosa sono un po’ cambiate, nel senso che ora i
“musicisti” vengono su così… tutti suonano, tutti hanno una banducola...
Tiriamo fuori come nostro chitarrista un ragazzo (che allora era davvero
ragazzino! Abbiamo diversi anni di differenza), Luigi/GG o Child della provincia
adriatica che viene a Roma e sta qui in cerca di altri mattacchioni con cui fare
qualcosa di carino. Entra in sala e proviamo una cover insulsa di una qualche
band allucinante, e come abbiamo provato è scoccata la scintilla!
Ma ancora non eravamo un gruppo: eravamo dei disperati che volevano fare
qualcosa!
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Necessità di comunicazione?
DALLAS: Si, chi più o meno in maniera seria – io, chi più o meno in maniera
diciamo da divertimento, da have fun , take it easy attitude. Comunque sì,
necessità stratosferica di comunicazione, di portare in giro questa cosa, e
sicuramente una grande componente di esibizionismo.
La cosa molto bella di questa band è che siamo 4 mattacchioni e che non siamo
riusciti a fare una band, e secondo me la cosa enorme dei Transex è proprio
questa: che non siamo una band.
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…siete 4 amici che si divertono? Quattro individui..?
DALLAS: No, ci stavo arrivando. Non siamo amici, cioè abbiamo un ottimo rapporto
l’uno con l’altro e capita che ci ritroviamo e facciamo delle serate, ma capita.
Noi non siamo sostanzialmente molto affiatati e la cosa più grande che mi poteva
succedere nella mia vita musicale era proprio questo: di trovare altre persone
con cui nonostante vari attriti in sala prove e nel nostro passato in questi sei
anni (la band si è formata nel 2000), siamo riusciti veramente nella nostra
individualità a portare avanti questa cosa chiamata Transex. In realtà non c’è
un cazzo di quelle stronzate che sentite dalle altre parti – “Siamo amici! Ci
vogliamo bene!”- …ma vaffanculo! Non è vero! Noi dormiamo, suoniamo, spacchiamo
il culo, andiamo dal vivo e facciamo quello che dobbiamo fare e poi ognuno ha
veramente la propria vita insomma. Attenzione, tra noi c’è un rapporto
bellissimo, armonioso, ma siamo veramente 4 persone distinte che vanno lì e
lavorano ognuno con le proprie idee. Io continuo a dire che nonostante questo
che ho premesso sia qualcosa di devastante per fare un band, 4 personalità molto
diverse fra loro, è stato comunque il nostro punto di forza. E’ una battuta che
faccio spesso: noi siamo veramente come i Village People! Quando ci vedi, arriva
il poliziotto, l’indiano.. proprio quattro cose distinte. Poi invece, nel nome
della chitarra distorta e per il fatto che riusciamo a fare delle canzoni,
sembriamo un nucleo ben unito ma in realtà non è così. Il nostro punto di forza
è che ognuno porta proprio la verve della propria personalità!
Quindi all’inizio non è stato tutto semplicissimo, perché con questo fattore
delle forti personalità dovevamo farci i conti subito in fase compositiva, nel
senso che i chitarristi, si sa, come cazzo fai a fermarli!? Io sono l’unico
della band che ha studiato, e tanto, e avevo un altro progetto parallelo con un
chitarrista, e c’è stato un certo problema nel senso che io ero l’unico che
“faceva sul serio”! Ero l’unico al quale interessava portare avanti un discorso
anche proprio di comunicazione, io volevo fare musica, all’inizio. Cioè non
faccio il musicista per altro sostanzialmente. Poi l’altro è una parte in cui…
beh, quanto mi ci sbrodolo dentro! Però sostanzialmente faccio il musicista per
fare della musica non per il contorno.
Riusciamo tuttavia a fare dei brani originali e nel 2003 ci contatta un’
etichetta di Milano, la Hangover Records, con la quale pubblichiamo il primo LP:
molto scarno a livello di arrangiamento, io inorridivo quando lo riascoltavo.
Alcuni brani si salvano e qualcuno ce lo portiamo ancora in scaletta...
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“CHOOSE US”, che fa parte di questo 1mo album, a me piace tantissimo!
DALLAS: Non a caso abbiamo fatto il video di questa canzone (lo puoi vedere sul
sito). E’ uno dei brani considerati migliori all’unanimità, mio malgrado (perché
mi prendo tutte le responsabilità del fatto che io abbia cambiato idea col
tempo). E’di quella durezza di cui parlavamo prima che a me all’inizio non
esaltava. Bisogna sapersi anche prendere la responsabilità di riconoscere alla
lunga che qualcosa che pensavi non funzionasse invece funziona. Però poi tu non
è che cambi idea perché funziona, è che cerchi di arrivare al motivo per cui
funziona per tutti gli altri, mentre tu continui ad ostinarti nella tua idea del
cazzo. L’idea fissa..io detesto le idee fisse! Quindi decidemmo di fare quel
video anche perché, diciamocelo, era il pezzo che spaccava dell’album! Anche se
a mio gusto personale non è il pezzo migliore dell’album. Quest’ album andò bene
ma non successe niente di clamoroso, soprattutto per uno come me a cui non frega
un cazzo della ristrettezza mentale del nostro ambito di appartenenza. Cioè il
fatto dell’ambito punk etc, di tutte le merdate che si son dette a oltranza nel
corso della sua evoluzione... io sapevo benissimo che con questa band potevamo
fare qualcosa di più, tirare fuori qualcosa di veramente carino. E questo 1mo
album mi stava un po’ stretto: bello ma non eravamo noi! Eravamo noi agli
esordi, qualcosa che si stava sviluppando.
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...c’è stato un percorso...
DALLAS: Si, ma conosci quel detto che generalmente le prime botte, le prime
uscite sono le migliori? Io credo, e te lo dico per il fatto che ora stiamo
lavorando su materiale nuovo, più avanti andiamo e meglio è: siamo più
affiatati, si lavora meglio sull’arrangiamento e a livello compositivo è diverso
in tutto. Stiamo lavorando bene adesso. Infatti il live di stasera ci voleva
proprio! Volevamo spaccare il culo a tutti, e soprattutto far sentire che cos’è
Domino dal vivo.
In realtà sin dall’inizio facciamo delle apparizioni da headliner, subito, però
visto che comunque venivamo da questi 2 gruppi storici (Bingo e Ufo Diktators),
conoscevamo un po’ l’ambiente, il prodotto era decente, e questo ci ha permesso
di avere non dico una strada facilitata, ma una certa attenzione fin
dall’inizio. Pur essendo ipercritico nei confronti del nostro lavoro,
sinceramente non so quanto ce la meritavamo questa attenzione... non so, se non
c’era Manolo, Alessandro dei Bingo, Pierpaolo degli Ufo Diktators, quanto questo
sarebbe successo così in fretta. Tuttavia l’album era comunque qualcosa di
diverso da quello che girava, cioè era qualcosa di più o meno valido, anche se
io sono molto critico. Poi sono iniziati i supporti importanti: abbiamo aperto
per moltissime bands quali i Fuzztones, i Lords Of The New Church, i Queers, i
Kids. E da lì ovviamente ti attiravi più pubblico. In un intervista mi chiesero
se era cambiato qualcosa col fatto che eravamo stati catapultati su palchi
importanti, in certe situazioni: il problema è che lì non dipende dal fatto che
tu conosci, o dal supporto importante che fai, ma se tu piaci o meno! E’ un’arma
a doppio taglio: se ti esibisci davanti a 10 persone e non piaci a 10 persone va
bene; se ti esibisci davanti a 1000 e non piaci ti sei fottuto! Questi supporti
importanti hanno sicuramente dato una spinta alla band, sono stati una buona
vetrina.
Finché nel 2005, in una di queste date un po’ importanti, finiamo al Covo di
Bologna: lì conosciamo i Valentines, che incidevano già con la Tre Accordi
Records col produttore di Milano Dario Emari, il quale si interessò a noi, ci
vide dal vivo e decise di firmarci e di produrci, di produrre l’album Domino. Io
ero al settimo cielo: era un piccolo traguardo. Stiamo parlando di un’etichetta
che ha collaborato con Daniel Ray (parliamo dei Ramones, di un ambito
importante). Arriva Dario e inizia una produzione sicuramente più professionale,
più seria. E quindi in due studi diversi abbiamo fatto parte della registrazione
e parte del missaggio… ed è nato Domino.
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Cosa ci dici di quest’ultimo album che è da poco uscito, Domino: ne siete
soddisfatti? A chi lo consiglieresti?
DALLAS: Io sinceramente abbastanza, e gli altri sicuramente molto più di me. Ma
il problema dei ragazzi di tutta la band sono io. Nel senso: loro dicono che a
me non sta mai bene un cazzo, e vi dico che ho creato anche un po’ di problemi.
Io vivo la musica in un’altra maniera, cioè, il fatto di essere il musicista mi
diverte, ma io non sto qui per divertirmi! Il fatto che io nella mia condizione
di musicista riesca a divertirmi è favoloso: sono un fottuto uomo contento di
quello che è e di quello che fa, ma questo è un altro discorso. Non ho fatto una
band per giocare, però. Domino è bello e la cosa più bella è la sua produzione,
su cui non puntavo molto dato il nostro budget ridotto. Io vorrei registrare
come i Pink Floyd, come Pavarotti, però un disco punk! Vorrei spendere 100.000
euro per registare un disco! Ogni volta che dico questo la gente o si mette a
ridere o pensa che siccome tu sei un punk del cazzo non devi. Ma non è così! Mi
piacerebbe fare una cosa molto ben prodotta, molto bella, a prescindere dallo
stile.
Abbiamo lavorato tanto sull’arrangiamento e si sente. Ci sono 2-3 pezzi che
secondo me vanno molto bene, cioè siamo quasi vicino a quello che io volevo fare
e speriamo che la prossima volta io ancora non sia soddisfatto così faremo
ancora meglio. Domino è molto più curato, molto più arrangiato, molto più
ricercato, e anche a livello di tematiche siamo usciti un po’ da quello sfogo
totale che era il primo album e siamo entrati in un discorso di comunicazione
vera.
Personalmente Domino lo consiglierei a tutte le bambine dai 12 (- quanti anni
avete?-) ai 25anni. Lo consiglio a tutti coloro i quali hanno un buon rapporto
con un punk-glam non durissimo e… no,è una bugia, in realtà lo consiglio a
tutti! Diciamo che piacerà più a chi viene da New York Dolls e da bands così, da
trucco, da violenza, da Arancia Meccanica...
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Il libretto è di una sola pagina: avevate finito i soldi?
DALLAS: Bellissima questa! Io sarei stato più cattivo, avrei fatto battute molto
più crude. Diciamo che sono io l’infrocito, il glamour, la zoccola della band.
Quindi il problema è proprio questo: io avrei curato in maniera molto più
dettagliata il tutto. Cioè a me piace tantissimo come è uscito e proprio per
questo motivo mi rode ancora di più il culo, perché l’idea alla fine è stata
molto curata, il produttore ha messo delle idee che si sono rivelate
ultra-vincenti insomma.
Comunque questo significa lavorare con ristrettezze economiche! Quello che
abbiamo fatto a livello visivo, a livello di prodotto, credo che sia ottimo. Il
problema è che è scarno, certo, me ne rendo conto, però… purtroppo non si è
potuti andare oltre. Fosse per me avrei messo un libro di 1000 pagine, non un
libretto: l’enciclopedia dei Transex con in omaggio il cd!
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La critica ha recensito positivamente il vostro lavoro. Qual è stato il
giudizio del pubblico, forse meno aperto a sonorità vintage?
DALLAS: Speriamo buono. In realtà, ve lo dico spassionatamente a livello di
amicizia, il fatto che si
veda questo enorme distacco tra il 1mo e il 2ndo disco è un’idea solo vostra,
degli
ascoltatori. Io tutta questa enorme differenza non la sento, sento una
differenza di produzione, di cura degli arrangiamenti, però a livello
compositivo non è che prima facevamo trash né canzoni con gli archi e con i
fiati, non facevamo ALTRA musica. Non siamo cambiati, siamo migliorati. Domino è
stato ben accolto, probabilmente anche perché, e tiro di nuovo in ballo la
produzione, la gente ha avuto più possibilità di sentirlo perché chiaramente è
stato pubblicizzato meglio e siamo finiti su tante testate giornalistiche
ufficiali, da edicola, e questo ha fatto sicuramente molto. E di questo sono
molto contento. Speriamo che continui a piacere, che incuriosisca per il
prossimo album in corso. Sono abbastanza sereno e credo anche, se mi permettete
una cosa un po’ presuntuosa, che ce lo meritiamo un pochino. Perché, come ti ho
premesso, non è facile tenere in piedi questa band: ogni giorno che noi passiamo
insieme, che suoniamo insieme, è veramente un giorno guadagnato, a pensare che
siamo riusciti non solo a rimanere insieme ma a tirare fuori qualcosa che alla
fine soddisfa tutti e quattro. Quindi oggi il fatto di essere rimasti insieme,
il fatto di essere passati sopra ad ogni tipo di problematica (perché tra noi è
stato un rapporto molto tormentato), ci ha permesso di tirare fuori qualcosa di
buono. Sembrerebbe.
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La vostra musica è un po’ lontana da quello che va di moda oggi. SE CI SONO,
quali sono i gruppi che vi hanno influenzato?
DALLAS: C’è un portale che si chiama MySpace, non so se conoscete (già..siamo
finiti anche noi nel tunnel n.d.r), dove puoi creare delle pagine personali
con dei profili, e a un certo punto ti chiedono che musica ascolti o le
influenze etc. Noi abbiamo uno spazio su Myspace e alle influenze ho scritto –
AHAHAH, state scherzando o cosa? - , e con questo spero di aver detto tutto. Nel
senso che veramente veniamo da quattro realtà abbastanza simili ma nello
specifico profondamente diverse.
Quindi adesso non mi va di fare un torto agli altri, perché io ti potrei dire
quello che è
successo alla mia vita musicale. Ho tirato fuori questa cazzata di Myspace anche
perché qui
ho una pagina personale, dove invece di mettere una lista di nomi del cazzo che
fanno parte
della colonna sonora della mia vita da sempre, racconto una storia e tutto ciò
che ho sentito,
non quello che mi ha influenzato. Perché anche quello che tu pensi non ti abbia
influenzato
ma che hai comunque sentito ha un rilievo su quello che fai musicalmente. Quindi
mi dispiace non darti
dei nomi ora, ma in realtà è ovvio che ci sia stato qualcuno che ha influenzato,
per tutti
coloro che fanno musica. Diciamo che veniamo tutti da un ambito punk-glam-rock’n’roll.
Ma siamo talmente diversi tutti quanti…
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Quindi non c’è un gruppo in assoluto che piaccia più o meno a tutti voi?
DALLAS: Certo, i Transex! Credo che piacciano a tutti adesso. Nel senso che fino
al primo album
piacevano più agli altri tre, a me c’era gente che piaceva di più dei Transex.
Oggi ancora c’è
chi mi piace più dei Transex, ma i Transex mi piacciono molto!
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E qualche nome italiano, qualche gruppo che oggi suona che apprezzi, vorresti
andare a vedere dal vivo?
DALLAS: Io sono un testa di cazzo, ti potrei dire il nome di una band per fargli
pubblicità ma non
perché mi entusiasmi…
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E non dirci niente!
DALLAS: ...però una cosa te la posso dire sulla scia della stronzata che ho
appena detto. A livello di
influenza, siamo veramente anni luce dal farmi influenzare/impressionare da
qualcosa che
viene da questo paese. E miravo proprio a quello! Prendetemi per presuntuoso,
quando
pubblicherete quest’intervista tutti i lettori mi ciucciassero il cazzo se
pensano male di
quello che dico, ma io con questa band miravo proprio a fare qualcosa che qui
non si era mai
visto, qualcosa di “internazionale” ma davvero, senza espedienti del cazzo! Che
adesso si
inventano di tutto: chi suona con una chitarra con 2 corde, chi suona senza
batteria, chi non
suona e dice che ha un gruppo… Io volevo fare un quartetto di merda,
voce-chitarra-basso-
batteria, che facesse qualcosa di veramente serio e di internazionale. Con
internazionale non
intendo che voglio, come scherzo spesso su ‘sta cosa, andare agli Mtv Awards -
sarà molto
dura! - , ma qualcosa che potesse essere competitivo con quello che veniva da
fuori!
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Allora non ti piacerebbe andare agli Mtv Awards?
DALLAS: Cazzo se mi piacerebbe! Limousine, champagne e tre bambine per parte:
sarebbe
fantastico!
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Ma se finite su Mtv riceverete sicuramente “qualche” critica, da parte dei
“puristi”/ fondamentalisti dell’ambiente...
DALLAS: Ok, arriverà qualche critica! Comunque solo io della band parlo così,
non voglio assolutamente mettere in bocca parole agli altri. Ma direi che il
Child, Luigi il nostro chitarrista, è forse un pochino più alla me; gli altri
due no assolutamente, sono contro: w la merda allo stato puro! Io invece dico w
l’attitudine! Questo non significa supportare devastazioni politico-sociali da
capitalismo, non c’è bisogno di farvi capire come io sia posizionato idealmente
rispetto a queste cose, no? Ma è proprio l’autolesionismo del cazzo gratuito che
non mi va. In realtà dentro a un buon letto si dorme meglio, avere una doccia è
meglio. Quando io a 12 anni, alla mia prima esibizione live mi misi la matita
agli occhi… oggi non è che sono una persona diversa o sono diventato un borghese
del cazzo, è che semplicemente vorrei avere la più buona matita del mondo, e che
la tinta rosa o verde che continuo ad adorare sia la migliore. Meglio dormire in
un letto comodo che per terra nel vomito! Poi nessuno dice che non bisogna
vomitare sfatti di alcool ad un concerto, però meglio se il vino che hai bevuto
e ti fa vomitare è buono! Non mi DEVO fare, mi VOGLIO fare! E’ un po’ il
rincorrere la gioia della vita...
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Tornando a Domino.“ White girls, black cocks”: il titolo dice tanto, ma per
chi non conosce l’inglese, cosa ci dici di questa canzone?
DALLAS: La tematica è molto accattivante. Parla della predisposizione di giovani
donne bianche annoiate che vanno alla ricerca di grandissimi mazzoni neri per
soddisfare i loro più reconditi desideri sessuali. Sembra la solita canzone di
sesso dell’ambito rock’n’roll del cazzo, ma in realtà non è così. E’ più
qualcosa di “sociale”. Con ragazze bianche e cazzi neri volevamo dire giocate,
svegliatevi! E’ così per tutti. Cioè siate liberi! Non era “vai siamo fighi che
trattiamo tematiche sessuali”, ma era proprio “giochiamo tutti quanti”!
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Solitamente chi scrive i testi?
DALLAS: Al 90% io. Dico così perché su Domino invece ci sono state due canzoni
che sono Killing Fields e Holiday in Beslan che sono di orientamento politico,
che ha scritto Ego, il nostro cantante. Ogni volta che esce un testo, un’idea
siamo tutti contenti. Non significa che siccome io scrivo la maggior parte dei
testi, i testi siano miei… sì, lo sono, la tastiera/penna è la mia, ma in realtà
sono tematiche condivise da tutti e quattro i membri del gruppo.
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Due componenti fondamentali della band sono l’irriverenza e la provocazione, ma
cosa vuol dire provocare al giorno d’oggi?
DALLAS: Veramente bella questa domanda perché mi da l’opportunità di dire quello
che voglio dire da molto tempo. Non c’è niente di provocatorio in questa band:
questa non vuole essere un’ anti-risposta o una di quelle merdate alla Baby
Shambles (n.d.a. ex Libertines) o una risposta alla anti-star. Il fatto di
ubriacarsi, di far parte di un contesto alternativo, il fatto di avere la matita
agli occhi, tatuaggi sulle mani o un piercing anche nel buco del culo non è una
preparazione programmatica ad uno stile di vita: è la vita! Sono gli altri che
pensano che questo sia un qualcosa di programmato. Non mi ubriaco per… mi
ubriaco perché mi piace il vino, mi piace quello che bevo, tutto qui. L’aspetto
più incredibile della nostra band sono sicuramente i nostri live, e succede di
tutto! In realtà non c’è niente di provocatorio, non miriamo a provocare,
succede quel che succede, è il nostro atteggiamento nella vita, non è
l’atteggiamento della band. Non avremmo mai potuto fare quello che in realtà
siamo: non è una recita, non facciamo qualcosa - siamo qualcosa. Quando parlo in
modo osceno alle bambine ai nostri concerti, quando faccio gli spogliarelli,
quando il nostro cantante si rotola sul palco perché s’è fatto 12 cognac, quando
facciamo quello che facciamo sul palco, succede perché succede. Non intendiamo
provocare nessuno, non intendiamo attrarre nessuno. Non potrei fare a meno di
essere così, tutto qui.
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Come hai già accennato, avete fatto parte di altri gruppi, su tutti Bingo e
Ufo Diktators. Cosa hanno significato queste esperienze?
DALLAS: Lì c’è tutto. Ma una menzione speciale va al nostro chitarrista, al
quale va riconosciuto tutto il merito di esporsi in una maniera così “ovvia”,
quando nessuno calcola che è la sua prima reale esperienza in una band che va
dal vivo e spacca, fa quello che fa. Lui non veniva da un background di gruppi o
di situazioni. E’ facile parlare per me, Pierpaolo e Alessandro; un conto era
lui, con cui ci siamo trovati subito in sintonia, ed era poco più di un baby. E
infatti fui proprio io a soprannominarlo Child, per motivi anagrafici.
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Quali sono i vostri rapporti con la scena romana?
DALLAS: Direi molto buoni, c’è qualcosa di interessante. Per esempio siamo molto
amici di una band chiamata Taxi, che sicuramente conoscerete. Sono simpatici e
soprattutto sono una band molto giovane che ha fatto delle buone cose. Io in
particolare con loro ho un rapporto d’amore, li considero dei trogloditi, nel
senso che sono – come li chiamo io - subumani: non fanno i punk, non sono punk,
sono subumani, vivono da subumani e io li adoro per questo. Comunque li
consiglio, perché sono davvero simpaticissimi.
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Visto che avete la fama di non essere gente completamente sana di mente, ci
racconti qualche aneddoto divertente legato al gruppo?
DALLAS: Non ce n’è qualche! Anche quello di questa sera è un aneddoto
divertente. Avevo preparato
questo concerto in maniera incredibile, tenevo in particolare alla situazione di
questa sera. E’ l’inaspettato veramente! E non dipende realmente da noi, ripeto
che non c’è niente di programmato in questo! Stasera sono venuto qui per fare un
concerto da stronzetto e mi ritrovo invece a non aver fatto un concerto e ad
essermi preso un’incazzatura di merda… però Transex è davvero questo. Forrest
Gump diceva: “la vita è una scatola di cioccolatini…” , ricordate il seguito?
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Cosa avete ora in progetto?
DALLAS: Al momento stiamo lavorando su delle tracce nuove. Adesso è presto per
parlare di un’altra
fatica da studio. Ed è successa nel frattempo una cosa che mi era stato detto di
non dire, ma proprio all’insegna di quello di cui abbiam parlato fino adesso,
dell’imprevedibilità, dico tutto! Me ne fotto, non vedo perché dovrebbe essere
tenuto nascosto, anche a rischio ovviamente di mandare a monte questa cosa. Il
cantante ha un contatto con Roberta Cavalcante che non so se conoscete: è un
transessuale molto famoso, che potreste anche beccare in tv di notte su quelle
pubblicità insulse che non arrapano nessuno, poi a quell’ora, perché 1) sei
stanco, 2) non si vede niente… poi con internet… (ride)
Roberta è un transessuale molto famoso in Italia in questo momento perché ha da
poco finito di lavorare con Rocco Siffredi, e potrebbe succedere una
collaborazione musicale con lei. Stiamo lavorando su questa cosa e vediamo che
succede, perché ci aprirebbe delle reti molto simpatiche. Sto cazzo di nome che
ha la band, qualcosa deve pur significare!
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A proposito: perché Transex, a chi è venuto in mente?
DALLAS: Non posso non riconoscere sommi meriti a Pierpaolo per aver tirato fuori
le due cose fondamentali, perché noi (io e Brain) abbiam fatto la band e lui ha
tirato fuori il chitarrista e il nome alla band. Cercare il nome alla band fu
tremendo perché venivamo tutti da idee diverse. Però la cosa molto facile di cui
ci rendemmo conto subito tutti quanti fu che il nome doveva essere innanzitutto
corto, una sola parola, che possibilmente potesse essere facilmente
pronunciabile da tutti, e per tutti intendo anche culture diverse: cioè anche a
Baghdad sanno dire transex e sanno cos’è. E la cosa buffa è che nonostante
questa mia voglia di onnipotenza, doveva però evocare un qualcosa di anglofono,
per ovvi motivi. Siam seduti qui perché ci hanno fatto un culo così nel bene e
nel male, fortunatamente io dico anche di più nel bene, perché insomma alla fine
io sono contento di tutta quella che è stata la mia stratosferica influenza di
musica anglosassone, poiché io sento per lo più musica anglosassone, britannica
e americana. L’internazionalità di cui vado cianciando è riconoscere agli umani
ciò che di meglio loro hanno sfornato. Allora, noi abbiamo le donne più belle
del mondo, il cibo più buono del mondo e basta, non c’è più un cazzo in questo
paese. Tutte le persone intelligenti dovrebbero scopare le donne italiane e
mangiare cibo italiano. Tutte le persone intelligenti dovrebbero sapere che la
musica l’hanno inventata gli anglosassoni! La musica che conta dico, e intendo
in larga scala. Saranno degli imbecilli, degli zozzoni, non capiscono un cazzo,
non sono raffinati, però hanno inventato qualcosa di clamoroso: cioè il rock! E
ci hanno spaccato il culo a tutti! Tutti nel mondo ascoltano il rock. Io adoro
la cultura giapponese e non mi metto a casa a sentire per 4 ore di seguito una
cazzo di musica classica giapponese perché mi faccio due coglioni così…
Io sono stato per diverso tempo in Inghilterra e in America. Ho vissuto in
America, a Los Angeles in particolare, e lì come vivono la condizione
alternativa è qualcosa di inconcepibile! Puoi arrivare a capirli solo se vai a
casa loro. E così capirete cosa significa vedere banchieri con giacca e cravatta
e capelli verdi ed edicolanti con capelli neri e i tatuaggi sul collo, e
poliziotti a Central Park, come mi è capitato, con tatuaggi fino al polso. Con
queste parole molto banali intendo dire che è qualcosa che per noi sarà sempre
costume, ci sarà sempre una componente di travestimento. Loro non si stanno
travestendo, si stanno vestendo la mattina quando fanno quello che fanno, perché
sono, tornando a quello che dicevo prima. E qui invece noi ancora facciamo i
punk, facciamo i dark, facciamo i metallari, facciamo gli alternativi. Non è
cultura nostra! I pochi veri, qui sono realmente disadattati. Perché quando sei
vero allora è un problema uscire là fuori in Italia e avere a che fare con la
massaia di 50 anni che non perde occasione di mortificarti. Là non è così. La
persona tatuata in faccia non diventerà mai il presidente degli Stati Uniti
questo è vero, c’è comunque una barriera sociale… ma quanto diverso è nella vita
di tutti i giorni!
E proprio a questo miravo con questa band: a fare qualcosa che esternasse la
verità e non che facesse finta “di”…
______________________
Abbiamo terminato. Concludi come preferisci. Vuoi rimangiarti qualcosa di
quello che hai detto?
DALLAS: No, sono stato abbastanza onesto. Anzi sono stato molto vero. Non ci
sono state intermediazioni. Non penso mai alla convenienza delle mie parole
quando parlo, in realtà. Se sono corretto, se sono o.k. come persona è perché lo
sono davvero, non perché sto progettando di essere o.k. Tutto qua.
A me la cosa più bella che è successa questa sera tramite quest’intervista è che
ci siamo conosciuti, abbiamo fatto due chiacchiere come tutti gli umani
dovrebbero fare, e non per un’intervista. Questo è molto bello. E se serve il
registratore, tutti dovrebbero portarselo!
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