Walls Of Jericho, 13 luglio, mercoledì, Leoncavallo Milano, 5 euro e un timbro che si scolorisce subito dopo la pressione. Qualche info sul posto allora: il Leoncavallo è un centro sociale che si trova a due passi dal quartiere Bicocca, dalla parte verso il centro, già famoso per alcune date geniali, come l'ultima dei Terror per citarne una; appena entri c'è uno spiazzo esterno dove puoi stare a parlare, fumare, bere, quel cazzo che ti pare, a sinistra il locale dove tengono il concerto e a destra di solito ci fanno i rave. Ma lasciamoli perdere e parliamo del locale che ci interessa, sviluppato in lunghezza, ti trovi di fronte il banchetto dei Walls, solite cose, ma figo lo stile e il loro art-work hardcore; del resto rimane una maglietta 12€ e una felpa 30 €. Di fianco i banchetti dei gruppi spalla più un'ultimo che vende solo cd di gruppi e etichette del genere in questione, prezzi vantaggiosi. Dall'altra parte il palco, un soppalco in legno di 10 cm di altezza che ti permette di interagire al 100% con i Walls, diciamo che il concerto si completa grazie a entrambi le parti, non rimane una cosa privata della band. Pensando anche agli altri, a qualche amico particolarmente basso, bisogna dire che per queste persone vedere chi suona è quasi impossibile a meno di arrampicarsi su qualche cassa o finestra o partecipare al pogo, di cui parliamo adesso. Al pogo, c'é abbastanza partecipazione, un quinto dei presenti all'interno? Sì, magari qualcuno in meno intimorito dalla presenza di ragazzi enormi, qualche stage diving accennato e un circle-pit fortemente voluto dalla cantante.
Dopo i due gruppi spalla, LaCrisi e DeCrew, ecco i Walls, poche presentazioni come è giusto che sia, e la piccola ragazza al microfono Candace Kucsulain ti soprende con la sua voce tagliente e incazzata; ti fa ricordare il loro ultimo cd "All Hail The Dead" e tutto quello che hai provato all'ascolto, proprio perché la voce, non è coperta dagli, strumenti, li domina e si sente eccome. Salta da una parte all'altra, incita, fa cantare la gente attorno passandogli il microfono, è lei l'anima della serata. Anche l'acustica non è male, o meglio se fosse stata migliore, non sarebbe stata determinante nel giudizio sul concerto, già di per sé positivo.
Sono testi, nonostante la comprensione sia impossibile se non li si è letti in precendenza, che parlano dei sentimenti provati dalla cantante, come in "There's No I in Fuck You", nella stupenda "Fixing broken Dreams" o Little Piece Of Me, la loro penultima canzone, col finale devastante dopo il "Go!". Il resto del pubblico che sta nelle retrovie e non ho dimenticato, contribuisce all'"atmosfera" battento le mani a tempo e cantando i cori (Uoooh, uooh oh ooooh! Uooh oh oh oh oooh!, stile Bro Hymn per capirci) sulla canzone finale "Revival never goes out of style".
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